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Samarkanda Andata e Ritorno

Ripercorrendo la via della seta, alla ricerca di TAMERLANO.

Agosto 2005

Questo proggetto di viaggio nasce tra natale e capodanno del 2004/2005 nel bel mezzo delle dune di sabbia Tunisine dove trascorrevamo le vacanze con i nostri fuoristrada. Una sera accampati nel nulla del deserto sotto un cielo stellato, terso e freddo, intorno a un caldo fuoco si discuteva di vecchi e nuovi viaggi, s'inizia a parlare della leggendaria via della seta e io azzardo: la prossima estate partiamo per "Samarkanda in moto" . Bene oggi posso raccontare questo fantastico viaggio, che rimarrà vivo nel nostro cuore e nella nostra mente credo per sempre.
Al ritorno delle vacanze inizio a lavorarci seriamente, tramite internet e la bibbia del viaggiatore la mitica lonely planet per documentarmi il più possibile.
Si painifica di fare il viaggio tra la fine luglio ad inizio settembre per la durata di 35 giorni circa  dovrebbero essere sufficienti,  prenotiamo solamente la nave Ancona/Cesme Turchia, il resto lo percorriamo a cavallo dei nostri mezzi.
L'avventura inizia con la richiesta dei visti d'ingresso per Iran, turkmenistan e uzbekistan  tramite, come solito, la IAS di Roma titolata da Giancarlo Campana, professionista serio è competente.
Il gruppo che si era consolidato in origine si amplia accogliendo anche un'altra coppia, amici di amici, nello specifico di Dario e Adelisa, alla fine l'armata è composta da 4 coppie: Io e mia moglie Assunta, Fhilip e Anita, Dario e Adelisa,  Roberto e Barbara con le moto: Kle500, Drz400, Gs1100 e l'Africa Twing.
Dunque arriva il fatidico giorno del 30 luglio si parte, appuntamento alle ore12 all'autogril appena dopo Parma. Siamo pieni di entusiasmo e voglia di conquistare Samarkanda, ma prima di rrivare al porto di Ancona si presenta un problema sul GS di Dario, i freni anteriori si bloccano e scaldano i dischi, proviamo a smontare le pinze puliamo i cilindretti e ripartiamo, ma al porto si verifica di nuovo, mentre si fanno le pratiche d'inbarco ci mettiamo a rismontare e lubbrificare le pinze sperando di risolvere il problema, alla fine sembra che ci riusciamo.
Navighiamo per due notti e due giorni oziando e studiando il percorso di viaggio, sulla nave si conoscono altri viaggiatori ci scambiamo idee e notizie di altri proggetti futuri.
Arrivati in Turchia inizia la vera avventura ma come per incanto si ripresenta il problema dei freni sul GS, decidiamo di non rischiare e ci presentiamo alla concessionaria BMW di Izmir, prendono seriamente la cosa e smontano le pinze come avevamo fatto noi, canbiano anche le pastiglie, si prova e si riprova girando nel piazzale interno ma il probblema continua a persistere non capiscono come un fatto cosi banale non viene risolto, all'ora di pranzo ci invitano a manciare nella loro menza aziendale, mentre i mccanici si inpegnano a risolvere il problema.
Sono ormai le due del pomeriggio e siamo delusi, quando per illuminazione mi viene l'idea di guardare la leva del freno e il pistongino della pompa, bastava girare di due giri il perno che spingeva il pistone della pompa e il gioco era risolto, plauso di tutti,  felici della cosa si riparte.
Prima tappa dopo circa 400 chilometi arriviamo ad Afyon, pernottiamo nell'unico albergo decente, (che io personalmente conosco da precedenti viaggi) Le moto vengono ospitate direttamente nella hall per motivi di sicurezza.
Il 3 agosto viaggiamo con una bella giornata di sole, attraversiamo l'anatolia passando da Ankara, facciamo molta strada e per le 19 siamo a Sivas alla ricerca di un albergo, chilometri. percorsi 760 circa
4 agosto si viaggia sempre con un bel sole ma dopo pranzo il cielo diventa minaccioso, siamo costretti a metterci le tute antipioggia, piove per circa 200 chilometri. ma arrivati presso il monte ARARAT come per incanto il cielo si libera dalle nuvole  regalandoci una visione totale della montagna di Noè e la sua arca.
Si arriva dopo circa 730 chilometri al confine con l'IRAN e precisamente a Dugobayzit dove pernottiamo in modo spartano in uno stanzone del bar ristorante sito sopra il belvedere con una veduta stupenda del caravanserraglio di ISAK PASHIà.
5 agosto mattino presto, siamo carichi di vitalità per affrontare la dogana Iraniana, le donne un po meno perche da questo momento in poi dovranno coprirsi il capo e il resto del corpo per adattarsi alle usanze coraniche che qui sono inposte per legge anche alle straniere, questo sarà oggetto di discussione con le nostre mogli che gradiscono poco la cosa ma devono adattarsi per amore del viaggio.
Dopo circa quattro ore di trafile burocratiche siamo nella terra degli ayatollà scopriamo un paese molto avanzato con strade e autostrade in ottimo stato, persone con telefonini e macchine anche di lusso, le persone sono abbastanza libere di muoversi nel paese e la polizia e poco invadende, anzi si è dimostrata sempre gentile e disponibile ad aiutarci ma la cosa più bella è fare rifornimento di carburante un euro e mezzo per il pieno delle nostre moto" stupendo "
Prima tappa (km.350) e Tabriz citta caotica e simpatica dove per trovare albergo veniamo inchiottiti dal suo frenetico traffico urbano ma non sappiamo ancora cosa ci aspetta. Infatti trovato sistemazione veniamo letteralmente assaliti dall'intera popolazione che si accalca su di noi e sulle nostre moto. Tutti che vogliono sapere da dove veniamo cosa facciamo che lavoro svolgiamo, dove stiamo andando e se l'Iran e di nostro gradimento, constatiamo che sono curiosi di conoscere notizie che provengono dal mondo esterno ed occidentale, dopo un po di tempo l'albergatore fa intervenire la polizia per disperdere la folla, le nostre moto vengono sistemate nella hall sopra dei pregiati tappeti persiani, per fortuna si sono comportate in modo egregio, non anno perso olio.
L' indomani siamo venuti a conoscenza del fatto che i media locali parlavano del nostro arrivo come di un evento eccezionale, siamo entusiasti della notizia ma le donne un po meno per via del velo che sono costrette di indossare.
6 agosto partenza per Tehran (km.630) inbocchiamo l'autostrada a tre corsie, lo stupore è che gli addetti al casello sorpresi della nostra presenza con modi gentili e sorrisi di ben venuti ci indicano che possiamo passare senza pagare.
Percorsi circa 300 chilometri. ci ferma la polizia, pensiamo di aver commesso qualche infrazione ma nello stupore generale essi volevano solo fraternizare e regalarci una borsa di cocomeri da mangiare alla loro salute, non potevamo rifiutare per non offenderli, ma poi li abbiamo regalati ad una famiglia locale incontrata in autogril.
Arriviamo nelle vicinanze di Tehran e ci accorgiamo che stiamo entrando nelle città più caotica e inquinata del mondo. Forte dei suoi 12 milioni di abbitanti la città si presenta come un mostro che tutto divora, il traffico è pazzesco sembra un fiume in piena, se tu sei davandi sai che non ti puoi fermare perchè verresti travolto,  quindi sei costretto a guidare come loro, clacson sempre pronto e movimenti veloci, destra, sinistra, avanti,  ci sono rotonde che non si sa come, non s'intasano come da noi, ma in un frastonante concerto di clacson, scorrono senza diverbi e levata di gestacci, danno precedenza al più grosso, prima al pulman e camion poi alle macchine e se rimane tempo anche alle moto, dopo due ore di estenuante guida, stanchi sudati e terrorizzati siamo riusciti ad arrivare indenni (con l'aiuto di un tax al seguito ) in albergo.
Tehran non era nella nostra meta anche perchè tolti alcuni musei la città non offre molto al turista,
Siamo stati costretti da Dario e Roberto con rispettive mogli per una mancanza della loro aggenzia, le date dei visti erroneamente non coprivano il rientro nel paese perchè scadevano prima, e quindi si cercava tramite l'ambasciata di potere avere l'estensione, cosa che non e stato possibile ottenere, si rimandava il tutto al ritorno prima del rientro in Iran, precisamente ad Ashgabat capitale del turkmenistan.
8 agosto mattino presto, partiamo da tehran al seguito di un tax ingaggiato per portarci fuori dalla città (direzione mar caspio), fatto inaspettato il tax non chiede denaro e ci augura solo buon viaggio
Durante il viaggio mia moglie si lamenta poichè il passaggio della cinchia delle borse morbide sulla sella le causa dolore e fastidio, ci fermiamo da un sellaio artigiano che spiegato il problema in circa venti minuti prepara un cuscino in velluto per la modica cifra di due dollari.
Il caldo umido per la vicinanza del mar caspio si fa sentire, siamo spossatii e stanchi, riusciamo a fare circa 550 km. e ci fermiamo in un luogo a dir poco squallido, ma in compenso troviamo un albergo dove possiamo ristorarci e dormire, non molto in realtà perchè il caldo è opprimente nonostante una ventola a soffitto molto rumorosa. 
Il mattino presto partiamo e dopo 50 chilometri saliamo di quota, l'aria si rinfrescherà al punto che dobbiamo indossare una felpa. Il paesaggio è fatto di montagne brulle senza un po di verde. Oggi  lasceremo l'Iran per entrare in Turkmenistan attraverso uno sterrato di montagna che ci porterà alla dogana e una deviazione non conosciuta da molti  tranne dai locali. Propio un abitante del posto a cui abbiamo chiesto informazione durante una sosta dal benzinaio si è offerto di condurci lungo questo sterrato per un buon tratto fino al suo sperduto villaggio che si trovava lungo la strada.. Felice del compito assegnatoli ad un  certo punto si ferma e a gesti ci invita a casa sua dove facendo gli onori di casa ci ha offerto specialità locali e thè in abbondanza, orgoglioso lui e increduli i suoi compaesani dell'evento inaspettato. Ci hanno regalato a noi un'esperienza indimenticabile, abbiamo vissuto un frammento di vita locale. Contracambiamo con sigarette per gli adulti e bon bon ai banbini che rimarranno nel nostro cuore, tra abbracci e strette di mani partiamo riprendendo lo sterrato a tratti difficile da superare ma dal panorama mozzafiato," le moglie sono meno entusiaste di noi".
Verso le 5 del pomriggio coperti di polvere arriviamo alla dogana Turkmena di Gaurdan, i militari vedendoci arrivare dalla via sterrata erano alquanto stupiti.
Purtroppo la dogana chiude alle cinque, ci informano che dobbiamo aspettare le ore otto del mattino dopo insistiamo ma non c'è modo di smuoverli dalla loro posizione. In quel luogo l'unico posto per dormire e una locanda angusta gestita da puri islamici, dobbiamo adattarci. le donne in una camera  gli uomini in un'altra, in compenso riusciamo a fare un ammam per sollevarci dalle fatiche della giornata.
Siamo al 10 agosto, sveglia presto per affrontare la dogana, le donne preparatesi in anticipo mostrano felicità all'idea di abbandonare il velo islamico e riaquistare la loro femminilità negata.
Dopo estenuanti pratiche doganali e trattative per pagare bolli e tasse di varia natura riusciamo a spuntare dei buoni prezzi, infatti alle dogane bisogna prestare molta attenzione a coloro che indossando una divisa abusano del loro potere per intimorire e ingannare il turista chiedendo loro balzelli inesistenti.
Ebbene siamo in terra Turkmena ci aspettano circa 450 chilometri per arrivare a Mary dove alloggeremo.
Il paesaggio prima montano e panoramico diventa via via pianeggiante, si avvicina la steppa che ci accompagnerà per circa 800 km. Arriviamo tardissimo a destinazione, perdiamo molto tempo nei vari posti di blocco. I militari ci fermano in continuazione più per curiosità che per controllo e sicurezza come dicono loro, cosi vista l'ora tardi la ricerca di un albergo non e stato così semplice, ci riusciamo alle 22.30 contrattanto un buon prezzo. Andiamo a dormire, non prima di avere fatto una buona cena servita da Niryna una bella ragazza giovane e carina che vuole inparare l'italiano.
La mattina seguente nel momento di caricare le nostre moto notiamo che la gomma posteriore dell'Africa e bucata , con pazienza la smontiamo e andiamo dal primo gommista per la riparazione, in 25 minuti eravamo pronti per la partenza.
Anche oggi 11 agosto è una giornata faticosa, attraversiamo una zona stepposa e desertica, attraversiamo il parco del Repetek, dove vivono tra le varie specie di animali miriadi di insetti, ragni, rettili, roditori, Varani dall'aspetto preistorico che raggiungono la lunghezza di 1,5 metri, stiamo viaggiando lungo la lingua di sfalto del karakum desert. Arriviamo alla dogana di Turkmenabat al confine con l'Uzbekistan abbastanza presto, con sorpresa sbrighiamo le pratiche per l'ingresso velocemente e senza la necessità (cosa strana) di fare documenti per le moto.
Siamo nella terra natia di Tamerlano, la nostra meta piano piano si avvicina.
Le persone iniziano ad avere i lineamenti prettamente asiatici, sono molto gentili e ospitali, noi siamo soddisfatti anche perchè i costi di benzina, vitto e alloggio sono veramente contenuti.
Siamo accaldati e affamati, alle 3 del pomeriggio assaliamo letteralmente un chiosco di frutta e bevande, consumando tre angurie e bevuto una caterba di acqua e coca cola, la sera avevamo quasi tutti disturbi intestinali.
Arrivimo alla prima meta prefissata del nostro viaggio BUKHARA la città più sacra dell'asia centrale
La città presenta edifici millenari come madrase, moschee, minareti, bazar coperti, una massiccia fortezza reale con mura possenti e un centro storico tuttora abitato. L'insieme si presenta gradevole all'occhio del turista, infatti noi abbiamo speso tre giornate per visitarla e ne siamo rimasti entusiasti.
Bukhara prima dell'avvento Arabo era una piccola città oasi in mezzo al deserto del kylzylkum, poi divenne capitale samanide e pilastro dell'islam, fiorì come nucleo religioso culturale dell'asia centrale è tappa obbligata della via della seta, qui passavano le principale rotte commerciali.
Oggi e una ridente città fiera del suo passato storico e orgogliosa di accogliere il turismo che è la sua prima fonte di sostendamento.
Oggi 14 Agosto partiamo da Bukhara alle ore 15 direzione Samarkanda meta principale del nostro viaggio, siamo emozionati e fieri al pensiero di arrivare, mancano circa 350 chilometri. li percorriamo in fretta. una volta giunti alle porte della città facciamo la foto di rito sotto l'insegna " benvenuti a Samarkanda ".
Dopo varie richieste di informazioni abbiamo avuto la fortuna di trovare un piccolo albergo nella città vecchia in stile orientale ottocentesco. Il posto è gestito da una famiglia locale molto pulita e gentile, siamo trattati da veri ospiti e non da clienti, non faccio mai pubblicità nei miei viaggi ma questa volta sì Saha&son 2244966,eshoni pir 3.
Siamo a Samarkanda chilometri 5500 da casa, meta finale del nostro viaggio, non pare vero il sogno si è avverato, abbiamo la città a nostra disposizione tutta da scoprire e conoscere.
Nessun nome come Samarkanda evoca alla mente la via della seta, osannata da poeti, scrittori e descritta da Marco Polo nel suo "milione", nota anche ai Greci come Marakanda essa è una degli insediamenti più antichi dell'asia centrale, fu conquistata da Alessandro Magno e poi governata da Turchi, Arabi, Persiani, Samanidi, Selcgiuchidi, Mongoli e molti altri popoli ma raggiunse il suo massimo splendore sotto la dominazione dell'imperatore Tamerlano lo spietato condottiero erede del mitico Gengis Kan, sotto la sua dominazione trasformò il luogo in una splendida città islamica con vari palazzi, moschee, madrase, bazaar coperti e soffisticati sistemi idrici di irrigazione e approvigionamento acqua potabile per i fabbisogni cittadini..
Da non perdere il famoso Registan con i suoi meravigliosi minareti e scuole coraniche rivestite di maiolica verde e azzurre di raffinata bellezza, è uno dei monumenti più straordinari poi il mausoleo di Gur Amir e dintorni, la moschea di Bibi-Khanym, la moschea di Hodja-Nsbaddor, il bellissimo Baazar centrale dove mille profumi di spezie vi faranno girare la testa, il museo statale di storia dell'Uzbekistan ed infine date un'occhiata all'antica Marakanda a circa due kilometri dalla città, e un sito archeologico quasi abbandonato a se stesso.
Finito di visitare questa enebriante città decidiamo di fare una tappa nella città natale di Tamerlano " Shakhrisabz " a circa 80 kilometri  da Samarkanda che percorriamo con due tax locali ingaggiati la sera prima. E' una piacevole cittadina Uzbeka che si è salvata dall'influenza sovietica. Tamerlano nacque quì il 9 aprile 1336, quando salì al trono la trasformò in una sorta di grande monumento alla famiglia aveva fatto anche costruire la sua tomba mausoleo ma non vi fu mai sepolto perchè morì di influenza mentre era in battaglia per la conquista della Cina.
Andiamo a letto presto, Dario si è preso la malattia del viaggiatore (speriamo in bene).
Oggi18 agosto inizia il viaggio di ritorno, lasciamo a malincuore la città per dirigerci lungo l'Amu-Darya il grande fiume affluente del lago D'aral a nord del paese, la nostra meta e Khiva.
Viaggiamo per due giorni lungo un percorso arido e stepposo.
Troviamo da dormire lungo la strada in uno di questi posti che fungono da autogril (si fa per dire) si può alloggiare su dei letti ottomani dove si mangia e ci si dorme nello stesso tempo sotto una tettoia in lamiera. Il posto si rivela alquanto macabro è  infestato da coleotteri grossi come noci che ci tormenteranno per tutta la notte.
Si riparte un pò stanchi e assonnati, dopo circa 165 chilometri la moto di Fhilip si ferma il motore si è spento di colpo, grande paura, facciamo vari tentativi, smontiamo mezza e alla fine scopriamo un cavetto che porta corrente alla candela di accensione completamente tranciato, si ripristina il cavo e dopo circa un'oretta si può ripartire.
Arriviamo nelle vicinanze di Khiva con un tramondo surreale e con la cittadina che si mostra nella sua totale bellezza circondata da possenti mura. Prendiamo albergo propio dentro le mura della città.
Siamo preoccupati, Dario continua a non stare bene le medicine che abbiamo sembrano non fare effetto.
La città forse è la più ben restaurata di tutte, si presenta magnificamente bene anche perchè essendo chiusa dalle mura con quattro porte d'ingresso sembra essere tornati indietro nel tempo, niente traffico motorizzato cè solo gente locale e pochi turisti.
Khiva è un'inpeccabile città museo con le sue moschee, i lunghi minareti, tombe, palazzi, vicoli, madrase.Il colore dominante è il turchese delle maioliche che rivestono gran parte dei monumenti.
La città è ricordata nella storia per essere una tappa obbligata della via della seta ma ancora di più per il fiorente mercato degli schiavi che per tre secoli  e stato la risorsa principale dell'economia  cittadina.
Dario non solo continua ad avere disturbi intestinali ma anche la febbre, decidiamo di stare ancora un giorno per dargli modo di riprendersi. Riposando e inbottendosi di medicine finalmente sembra che stà molto meglio. La mattina dopo partiamo per una tappa dove vogliamo vedere è toccare con mano il più grande disastro ambientale che l'uomo abbia mai fatto.IL LAGO D'ARAL
I pianificatori politici Russi volevono rendere fertile tutto il deserto pianeggiante del karakum dall'Uzbekistan al Turkmenistan, costruirono grandi canali artificiali dove si canalizzò una vastissima quantità d'acqua sul deserto per le piantaggioni di cotone.Così facendo è venuta a mancare la fonte principle di approvigionamento del lago, che in pochi anni si è ritirato di circa 80 chilometri dividendosi in due tronconi.Oggi c'è un disastro ambientale ecologico con un dissesto economico per diversi paesini che si affacciavano sulla sua sponda che a detta di tutti era fertile e pescoso, a testimonianza ci sono le varie inbarcazioni arenate nella sabbia la dove prima c'era l'acqua limpida del lago.
Moyanaq è la citta che più di tutte porta i segni dell'assurda tragedia, era uno dei maggiori porti per la pesca sull lago ora si trova a circa 60 chilometri dalla sua sponda.
Si riparte di prima mattina per affrontare la dogana ed entrare di nuovo in Turkmenistan, è la tappa più inpegnativa con 600 chilometri di karakum desert, dobbiamo procurarci viveri e benzina.
Passata la dogana con i soliti riti burocratici siamo nell'unica cittadina dove facciamo compere e rifornimento, sembriamo delle bombe molotof, abbiamo benzina nelle tanichette di plastica e perfino nelle bottiglie dell'acqua minerale.La lingua di asfalto che taglia il deserto è parecchio dissestata con buche profonde e solchi che lasciano i camion carichi di tutto,  il più delle volte preferiamo viaggiare  fuori pista.
Guidiamo fino a sera inoltrata per cercare di trovare qualcosa che rassomigli a un posto di sosta,  lo troviamo in un campo nomadi che si prestano di fornirci dei tappeti per dormire e una cena a base di montone con abbondante thè.
Nella notte inoltrata verso le tre si alza un vento con tempesta di sabbia, siamo costretti a raccogliere il più possibile dei nostri indumenti e bagagli per ripararci dietro le mura del recinto per animali, durerà circa due ore, la mattina sembriamo degli zombi, siamo pieni di polvere fin dentro i pori della pelle, la prendiamo a ridere, le donne molto meno, cerchiamo di partire ma la mia moto non vuol saperne, dopo vari tentativi capiamo che la sabbia aveva bloccato l'interruttore dell'accensione e quindi si parte a spinta.
Finalmnte dopo un bel po di chilometri ci liberiamo della benzina dalle taniche e bottiglie versandola nei serbatoi delle moto. Cerco in tutti i modi di liberare dalla sabbia l'interruttore d'accensione  e finalmente posso ripartire normalmente senza l'utilizzo della spinta.
Si decide di fare una escursione all'interno delle dune per vedere un cratere in fiamme perenne, una perforazione per la ricerca di gas naturale abbandonato perchè poco fruttuosa, c'è arrivato solo Dario con la moto scarica di bagagli ( il terreno era inpraticabile con sabbia molle).
Finalmente arriviamo nella capitale Ashgabat, troviamo da dormire in un hotel a conduzione familiare con una buona cucina.
Ashgabat è costruita ad immaggine e somiglianza del suo primo ministro Nyazov, ovunque vi trovate ovunque vi girate vedete solo la sua immaggine nelle forme più varie, nella piazza Azadi sorge una statua tutta d'oro alta 12 metri che lo raffigura con una mano alzata verso il sole che lo segue dal sorgere al tramonto, strade larghissime viali alberati e molte fontane, una città megalomane propio come il suo governatore, peccato che il resto del paese vive nella più totale povertà.
Domani ci dividiamo Io, Assunta, Fhilip e Anita partiremo di buon'ora mentre Dario, Adelisa, Roberto e Barbara si fermeranno per avere questo benedetto visto Iraniano, sperando che in mattinata tutto si risolva. Così è stato ci siamo ritrovati nella prima cittadina Iraniana dove avevamo preso posto in albergo. Dario con alti e bassi continua a non stare bene, siamo un po preoccupati ma lui ci rincuora sempre dicendo che domattina starà meglio.
Oggi si viaggia ben coperti, siamo in quota su una strada di montagna molto panoramica dopo circa 150 chilometri iniziamo a scendere verso valle ad un certo punto veniamo fermati dalla polizia, con modi molto gentili ci viene spiegato che non si può proseguire perchè per un'alluvione  il fiume straripando aveva spazzato via vari punti della strada che dovevamo percorrere.
Sapendo che la deviazione ci comportava molti chilometri in più del previsto, cerchiamo di convincere i poliziotti, che essendo con le moto potevamo farcela, naturalmente facendo attenzione, dopo una mezz'ora si convingono e ci lasciano passare.
Così abbiamo visto dal vivo il disastro che riesce a fare un fiume in piena.
La sera tardi arriviamo a Bobo al Sari sul mar Caspio (chilometri 795).
Troviamo un ottimo hotel vicino al mare.
Il mattino presto siamo pronti per partire, ma Adelisa ci viene incontro preoccupata dicendo che Dario non stava bene, tutta la notte era andato di corpo con qualche attacco di mal di pancia e febbre alta. Questa volta prendiamo la cosa seriamente ci rivolgiamo al gestore dell'albergo che con tanta professionalità prende la cosa sul serio telefona al suo medico personale che in giro di poco tempo si presenta con il suo assistente al cospetto di Dario, la diagnosi è disidratazione da virus preso probabilmente dall'acqua o da qualche verdura non lavata. Cura: una flebo subito una puntura per tre volte, mattino e sera  più delle pastiglie da prendere per sei giorni. In serata alle otto ritorno del medico per contollo e puntura con la promessa di altra visita la mattina alle otto e che se tutto fosse andato come lui sperava si poteva ripartire. Problema risolto la mattina come promesso il medico ci da semaforo verde si può ripartire, gentilmente chiediamo il conto ma con nostro stupore ci viene risposto "tutto ok" la sanità pubblica è gratis anche per gli stranieri, sono stati veramente fantastici, professionali e competenti.
Dario sembra rinato ha ripreso le  forze e la  voglia di viaggiare. Ha  fatto una colazione abbondante (buon segno)  partiamo, facciamo strade secondarie per trovare meno traffico e girare a largo da Tehran
Ma in un passo di montagna sembrava che tutto il paese fosse lì per il pic- nic, ci si dimenticava che il venerdi per gli islamici corrisponde alla la nostra domenica e loro amano moltissimo fare pic-nic.
Siamo stressati facciamo solo 400 chilometri e dormiamo a Quazvin.
Sulla strada di Zaingjan, visitiamo la cupola di Soltanyei una delle più grandi dell'Iran, la nostra prossima meta e il complesso di Takt e Solejmeni. Attraversiamo dei passi di montagna con delle vallate stupende, si viaggia al fresco sempre in quota, nel pomeriggio arriviamo in questo sito posto su una collina che domina tutta la vallata circostante, è quasi un rudere ma dà lo stesso l'idea della sua magnificenza e del suo periodo di  massimo splendore, all'interno delle mura si trova un lago naturale di acqua sorgiva  fresca, c'è solo turismo locale tutti si incuriosiscono di noi e delle nostre moto.
Decidiamo di dormire a Takab un paesino a circa 60 chilometri di strada sterrata che prontamente facciamo, siamo seguiti da una marea di ragazzi in motorino in una delle loro manovre azzardate due ragazzi locali si scontrono con la moto di Fhilip e Anita, una bella botta ma niente di grave solo escorazioni per i nostri e una spalla rotta per il conducente del motorino, succede tranbusto e discussioni  alla fine con l'aiuto di un locale che parlava perfettamente l'inglese si aggiusta la cosa con saluti e scuse reciproche.
Oggi  27 agosto si rientra in Turchia dalla dogana di Serou. Strada facendo visitiamo il lago altamente salato di Orumiye, la bellezza di questo lago è il colore rosa intenso e gli uccelli acquatici che lo popolano, la sua spiaggia e fatta di sale rosa forse per un tipo di alga particolare  che le da questo colore veramente suggestivo.
Arriviamo alla dogana alle ore 14 riusciamo a sbrigare le pratiche in circa due, per la vicinanza del confine Irakeno e della zona Curda il territorio e molto controllato militarmente.
Effettivamnte lungo la strada c'èrano posti di blocco, ogni 5 chilometri  militari armati fino ai denti dietro a dei muretti fatti da sacchetti di sabbia come al fronte, abbiamo perso molto tempo ma i militari erano molto accomodanti cercavano di non farci pesare molto la loro presenza ci offrivano thè e coca cola ad ogni sosta.
Alloggiamo in un albergo di Hakkary nel bel mazzo del territorio Curdo, la mattina si parte con l'idea di fare più chilometri possibili  ma a causa  dei posti di blocco ne riusciamo a fare solo 250. Dormiamo a Cizre un'anonima cittadina con una miriade di banbini che per poco non ci travolgono con la loro foga di vedere e conoscere le nostre moto.
Siamo fuori dal territorio Curdo e oggi 29 agosto riusciamo a fare circa 600 chilometri, attraversiamo l'Eufrate e poi il Tigre arrivando nella cittadina di Malatyia abbastanza presto. Chiediamo informazione per un'albergo ad un poliziotto in moto, prontamente ci scorta in un hotel a sirene spiegate attraversado tutta la città quasi fossimo dei personaggi politici.
Oggi 30 agosto è una bellissima giornata,  la prendiamo con comodo anche perche la strada è molto scorrevole e dopo 450 chilometri arriviamo in Kappadocia precisamente a Ghorem.
Siamo agli sgoccioli oggi Tappa di 600 chilometri con pernottamento nella cittadina di Usak, la mattina sveglia e partenza per il  porto di Cesme chilometri 350, arriviamo abbastanza presto per goderci un pò la citta e comprare le ultime cose da portare come ricordo.
Inbarco e partenza in orario il primo settembre alle ore 23. In nave trascorriamo due splendite giornate di sole facendo amicizia con vari motociclisti italiani e stranieri dove l'argomento principale naturalmente erano i viaggi appena trascorsi e quelli in progetto per il prossimo futuro.

Oggi 3 settembre sbarco ad Ancona e partenza per gli ultimi chilometri, saluti di rito con la promessa di ritrovarci quanto prima per rivedere il filmino e le foto di questa mitico viaggio che in 35 giorni di girovagare ci ha portato in Asia centrale e ritornati con dei ricordi  che rimarranno incancellabili nella mente e nei nostri cuori, GRAZIE E BACIONI RAGAZZI, alla prossima avventura.

                                   Alcuni dettagli del viaggio:
Totale chilometri percorsi 12.000,  tutti coperti egreggiamente con pochi sforzi e problemi
Trovare alloggio non è stato difficile anche nei posti più sperduti come il deserto del Karakumi, con cifre che variavano da euro3 a euro 40 per notte con colazione e camera doppia.
La benzina , tranne alcune volte ,non abbiamo fatto molta fatica a reperirla con costi che andavano da euro 1,50 a litro in Turchia  a circa 1 euro e mezzo per il pieno in Iran, Turkmenistan e uzbekistan.
La traversata in nave con la compagnia Turca Marmara Line da Ancona/Cesme, è costata per due persone e moto A/R € 1080,00.

Filippo Razza.
    
          

 

  


  

 


  

  
 
 
    
 

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