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Agosto 1999

Nelle feste di  natale del 1999 mentre vedevamo un documentario su questo paese,
vedevo pian piano la scimmia salirmi sempre di più, tanto che alla fine mi sono detto, il prossimo agosto ci andremo, mia moglie come sempre acconsenti.
Gli amici e conoscenti dicevano: ma no, la Libia in agosto non è proprio consigliata, farà troppo caldo e poi non mi fiderei troppo di quelle persone, troppa burocrazia e via dicendo..
Testardo come sono non mi demoralizzo, inizio a informarmi per le pratiche burocratiche, compro la guida Polaris per avere più informazioni possibili e
prima della fine di maggio, come sempre, mi rivolgo all'agenzia I.A.S di Roma per ottenere i visti. Spedisco passaporti e foto e aspetto che mi ritornano indietro.
Nel frattempo, in primavera avevo coronato il sogno di acquistare, (dando in permuta la mia Honda WFR800) una BMW GS 1100 R, moto con cui ho fatto poi tanti viaggi, due volte la Turchia, la Siria e la Giordani, l'Italia tutta, percorrendo in 5 anni circa 136000 km.
Per non farla lunga arriva il momento della partenza, siamo nei primi giorni di agosto.
Caricata la moto come si deve, io e mia moglie pieni di entusiasmo siamo pronti ad affrontare l'ennesimo viaggio,  imbarco a Genova con destinazione Tunisi.
Sulla nave abbiamo fatto la conoscenza di una strana coppia, strana perché lui, Fhilip è un Cinese di Hong kong che di mestiere fa il restauratore, lei è Anita una Tedesca che di mestiere fa la Liutaia, vivono guarda un po a Cremona.
Sono con una Honda Dominator, vanno in Tunisia per visitare questo paese da noi già girato in lungo e in largo.
Alla fine ci scambiamo i numeri di telefono con la promessa di incontrarci è programmare dei viaggi insieme.
Dopo circa 24 ore di navigazione arriviamo il pomeriggio del giorno dopo al porto della Goulette.
Usciti dal porto la nostra prima preoccupazione è fare più strada possibile, arriviamo la sera tardissimo a El Jem per trascorrere la prima notte.

La mattina di prima ora siamo in sella, dobbiamo arrivare in dogana con la Libia non tanto tardi perché le pratiche doganali credo siano un po più complicati della Tunisia.
Dopo circa 400 chilometri arriviamo presso la dogana, c'è ne accorgiamo perché nelle vicinanze di Ben Gardane lungo tutto il tratto di confine, si vende di tutto, dalla benzina al mercato nero della moneta Libica, ne approfittiamo anche noi per cambiare dei Dollari americani.

La dogana è alquanto trafficata specialmente da locali delle due sponde, in moto ci siamo solo noi.
Attraversata quella Tunisina inizia la burocratica Libica, dopo aver visitato vari uffici, messi tutti i timbri sul passaporto è visualizzato il visto con traduzione in Arabo, la cosa si complica ancora di più per il temporaneo ingresso del mezzo, oltre l'assicurazione obbligatoria dobbiamo mettere la targa libica al posto della nostra è pagare una cifra come 50.000 lire Italiane, questi ci saranno rimborsati all'uscita del paese. Tutto questo ci è costato circa tre ore di trafila, ma alla fine con nostra soddisfazione siamo in sella per le strade della Libia.

La prima tappa la facciamo nella città di Sabratha dove l'indomani abbiamo la visita del sito archeologico.
Troviamo una ottima sistemazione in un hotel con vista mare, i proprietari parlano abbastanza bene la nostra lingua.
 
Sabratha è un sito archeologico molto vasto, ben conservato e ben restaurato dagli Italiani.
Fondata dai  Fenici come porto naturale fu ben presto occupata dai Cartaginesi è nel 46 a.c. la  città fu presa dall'impero Romano sotto il dominio di Settimio Severo.
In quell'epoca furono costruiti diversi edifici ricoperti di marmi pregiati, spettacolare è il monumentale teatro costruito proprio in riva al mare.
Ben presto divenne un avamposto commerciale del mediterraneo.
Ci godiamo il sito per quasi l'intera giornata, rimaniamo seduti nelle gradinate del teatro ad ammirare il calar del sole, “spettacolo della natura”.

Tripoli è una città caotica come tutte le grandi metropoli, si possono vedere diversi palazzi e piazze dell'epoca in cui l'Italia era colonizzatrice,  l'arco di trionfo dell'imperatore Marco Aurelio,  il castello rosso posto su un promontorio, il porto e la città vecchia “Medina” circondata da possenti mura.

Tappa successiva è l'altro sito archeologico di Leptis Magna situato a circa 130 km. da Tripoli.
Leptis fu una delle più rinomate città dell'Africa, i romani le diedero l'appellativo di Magna, perché grande fu il suo splendore.
Settimio Severo nativo di questo luogo, quanto diventò imperatore, fece di questa città un monumento della bellezza dell'epoca arrivando a rivaleggiare con Cartagine e Alessandria.
Anche questo sito è stato restaurato dagli archeologi Italiani e dal 1982 fa parte del patrimonio dell'UNESCO.
Nel pomeriggio dopo aver girato è visitato tutta la zona archeologica che si protrae fino alla spiaggia, siamo riusciti a fare il bagno con a fianco le pietre millenarie che ci facevano da contorno.

Si parte per una tappa lunga che in circa 380 chilometri di sana strada ci porta nella cittadina di Nalut
In questa città si trova un bel castello, ma la sua attrazione più curiosa è il granaio fortificato a forma circolare a più piani con diverse stanze dove veniva depositato il grano. Nel cortile veniva fatta la contrattazione per la vendita del cereale.
Esiste da più di tre secoli ed è ancora adesso uno spettacolo di costruzione.

Ci mettiamo di nuovo in sella e dopo 320 chilometri di bellezza desertica arriviamo nella città di Ghadames, dove ci fermeremo due notti per avere tempo di rilassarci e visitare questa oasi tanto decantata.
L'albergo dove abbiamo trovato posto da dormire è un tipico caseggiato berbero, accogliente è folcloristico.
La posizione dell'oasi è molto strategico, triplice confine tra Algeria, Tunisia e Libia,
crocevia commerciale di vastissime carovane provenienti da tutta l'Africa.
Per gli antichi viaggiatori e commercianti dell'epoca era un miraggio quando all'orizzonte spuntava il verde dell'oasi, dopo giorni e giorni di deserto.
Oltrepassando la porta della città vecchia, ci si rende conto che nulla è cambiato, tutto è rimasto come secoli a dietro.
Le case sono di fango e paglia costruiti in tre piani, dipinte di calce bianca, attorniati da palmeti con stretti vicoli che sbucano in piazzette  ombreggiate da alti alberi e palme cariche di datteri.
Diversi pozzi scavati dagli Italiani, irrigano i giardini ricchi di verdure, frutta, e fiori.
La guida, un anziano balilla, ci racconta che con gli Italiani lui ci si trovava bene (beato lui) e che hanno solo fatto del bene per il popolo Libico.
Quasi tutti gli anziani libici masticano l'Italiano.

Girovaghiamo senza meta nella città nuova, facendo conoscenza con molti Libici che amano l'Italia e gli Italiani, ma che non cercano sponsor per emigrare, al contrario i Libici stanno bene hanno tutti un lavoro e una casa dignitosa.
Sono tanti gli immigrati dai paesi vicini come nigerini e sudanesi che vengono a lavorare in questo vastissimo paese con poca popolazione, “c'è bisogno di braccia”.

Ripartiamo con l'intendo di viaggiare per due giorni ed arrivare in zona laghi di Mandara.
Il paesaggio è brullo e desertico, fa un caldo asfissiante, da quando siamo partiti da Ghadames percorriamo un strada dritta con poco asfalto e buche profonde, facciamo molta attenzione, lungo il tragitto non si incontra quasi nessuno è niente che possa essere un ristoro o benzinaio, per fortuna che la moto ha una bella autonomia.
Arriviamo dopo circa 500 chilometri nella città di Ash Shwayrif dove troviamo un hotel decente per un bagno, una ottima cena e un letto.
Ripartiamo di buon mattino cercando di viaggiare nella frescura.
Anche da queste parti il paesaggio è desertico, iniziano ad intravedersi i primi cordoni dunari.
Pranziamo è ci rinfreschiamo nella città di Sabha, per riprendere subito dopo la direzione della cittadina di Garma fino ad arrivare in serata, ma ancora con il sole alto nel simpatico villaggio di Jarmah dove troviamo un ottimo campeggio, ben curato, con un tappeto di erba che contrastava molto con i colori delle dune di sabbia che avevamo difronte.
Ci fermiamo due notti per avere la possibilità di fare una escursione programmata con il gestore del campeggio nei laghi Mandara posti nel nulla sull'Erg di Awbari.
Partiamo attrezzati da macchina fotografica al collo, con un Toyota runner sport guidato da un simpatico Nigerino che ci fa da autista e guida.
Assif (questo è il suo nome) è bravissimo con il fuoristrada ad attaccare le dune e correrci sopra come una libellula.
Questi laghi hanno acqua permanete è altamente salina dove vive un piccolo pesce a forma di verme, un tempo non molto lontano questo veniva pescato ed essiccato sotto la sabbia, mesi dopo veniva tirato fuori è mangiato assieme al latte di cammella e datteri, dalla popolazione dei Dauada piccola etnia dalla pelle scura che abitavano questo luogo da millenni.
Con la presa del potere libico da parte del colonnello Gheddafi, assieme a tante opere e cambiamenti, fece anche trasferire questa popolazione in zona stanziale nelle moderne ed anonime case in cemento della nuova città di Gabroun.
Bellissima giornata, complimenti al nostro autista che ci ha scorrazzato è fatto vedere tutto quello che il posto offriva, anzi di più, come la visita dei suoi parenti che hanno ancora la casa capanna nel villaggio dove abbiamo assaggiato cibo locale.

Ci muoviamo per l'ultima tappa del profondo sud libico, destinazione Ghat per il giro del parco dell'Akakus.
La visione paesaggistica è emozionante, ai bordi della strada asfaltata c'è molta sabbia, alle volte invade il manto stradale e bisogna fare molta attenzione a non perdere il controllo della moto.
Arriviamo all'ingresso di Ghat dove sono fioriti molti alberghi e campeggi,
ci fermiamo in un di questi molto ben attrezzato, fornito anche da un ottimo ristorante, il tutto gestito da bravissimi Nigerini.
Organizzato il giro dell'Akakus, la mattina dopo, molto presto, si parte per vedere lo spettacolo del parco desertico più bello mai visto prima.
Definito il deserto dipinto per molte zone dove si trovano disegni rupestri risalenti fino a 10.000 anni or sono, quando ancora non era deserto ma savana rigogliosa con animali al pascolo.
Un susseguirsi di scenari di dune e rocce nere dalle forme bizzarre, sembra di vedere profili di tartarughe, volti di tuareg, di babbuini, elefanti, funghi, torri e forme di grandi archi .
Tutto questo è stato fatto dal vento che nei secoli a eroso la roccia e modellato le sculture, trasformando il paesaggio in cartolina.
Ritornati al campeggio stanchi ma soddisfati da una giornata stupenda, “mi sarebbe piaciuto esserci andato con la moto ma è un parco protetto dove possono entrare solo guide e mezzi autorizzati”. E poi diciamoci la verità, ma il il mio pachiderma di moto non c'è l'avrebbe fatto in quella sabbia, quindi è andata bene così.

Siamo arrivati nel punto di giro di boa, si ritorna a ritroso verso casa con calma, visitando e gustandoci il paesaggio, non c'è fretta, abbiamo ancora una settimana di tempo prima di riprendere la nave.
Questa notte vogliamo far campo nel nulla per provare la sensazione di libertà
“veramente l'idea è tutta mia, mia moglie acconsente ma è titubante.
Lungo la strada per Sebha attraversiamo dei villaggi dove la vita sembra essersi fermata, tutto scorre lentamente, i bambini giocano, si rincorrono tra di loro o rincorrono delle caprette, notiamo che si divertono veramente molto.
In questa zona il governo libico sta costruendo una opera idraulica mastodontica, ci sono anche ditte italiani che ci lavorano, si vuole portare con grosse tubature interrate l'acqua fossile trovata in profondità nel deserto fino alle città costiere.

Arrivati a Sebha in un supermercato compriamo della frutta, scatole di tonno, biscotti , due bottiglie di acqua e del pane che ci serviranno per la nostra cena e la colazione.
Circa 70 chilometri dopo, prima del tramonto usciamo dalla strada asfaltata per inoltrarci all'interno per più di due chilometri verso alcune dune di sabbia, ci sistemiamo in un angolo vicino a un catino di dunette, così da farci scudo a mo di fortino.
Prepariamo il campo mettendo giù solo i sacchi a pelo e i materassini senza aprire nemmeno la tenda, visto il caldo e la splendida serata.
Prima che il sole andasse giù completamente, nell'arco di un chilometro tutto in torno riesco a raccogliere una piccola quantità di legna, ci servirà non tanto per scaldarci ma per dare quell'atmosfera sahariana.
Dopo Aver mangiato il poco che ci siamo comprato e non avendo nient'altro da fare ci siamo messi coricati con lo sguardo rivolto verso il cielo giocando ad indovinare tutte le costellazioni. Il cielo si presentava di un azzurro scuro, acceso ed illuminato da milioni di stelle, tanto erano luminosi che ci sembravano così vicini da poterle toccare con le mani, contempliamo questo stupendo panorama fino a che il sonno non ci sorprende.
Ci svegliamo varie volte un po per i bisogni ma più che altro per il silenzio tombale a cui non eravamo abituati.
Ci si sveglia definitivamente all'alba con i sacchi a pelo umidi dalla brina notturna e un po infreddoliti dall'umidità.
Raccattato il tutto riprendiamo l'asfalto per arrivare nel primo villaggio è fare colazione con qualcosa di caldo.
Dimenticavo di raccontare una cosa molto piacevole, fare benzina in Libia è una manna incredibile, con un dollaro americano si riesce a fare il pieno zeppo alla moto, addirittura in due casi i benzinai gentilissimi non mi hanno fatto pagare, dicendo viva l'Italia e gli italiani: in questi casi anche io ho ripetuto viva la Libia e i libici “Grande”.

Dopo due giorni di trasferimento arriviamo nel primo pomeriggio in dogana per lasciare la libia.
Le pratiche si rivelano più sbrigative del previsto, riusciamo a consegnare la targa Libica ed avere il ritorno delle 50.000 mila lire in dollari americani.
Siamo in Tunisia e dopo circa 150 chilometri arriviamo nella città di Gabes dove troviamo sistemazione per la notte.

Altra sosta ad  Hammamet, cittadina altamente turistica per poi arrivare al porto della  Goulette ed imbarcarci per la Sicilia al porto di Trapani dove andiamo a trovare i miei parenti che vivono a Gela.
Rimaniamo quattro giorni in terra “mia” per la felicità di mio padre, mia sorella nipoti e cugini.

Risaliamo l'intera Italia arrivando dopo due giorni di trasferimento a Torino.

La moto segna 9500 chilometri dalla partenza senza mai un problema di sorta solo pulizia filtro, rabbocco olio motore, circa 1250grammi e una foratura prontamente risolta da un gommista nei paraggi.

Che dire un viaggio impegnativo per la lunghezza de percorso, il caldo opprimente  ma accettabile perché secco e quindi sopportabile, si viaggiava ben coperti e con la visiera abbassata per non avere in faccia quel vento bollente sparato come da un asciuga capelli.
Abbiamo incontrato persone squisite, umili, ospitali e generosi, abbiamo imparato molto da queste persone e sopratutto abbiamo capito che la ricchezza esteriore è molto meno nobile della ricchezza dell'animo.

Filippo Razza

 

 




 

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