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Cina Karakorum Highway Pakistan

                                           
Agosto 2007

Percorrere la famosa Karakorum Highway è stato sempre il mio sogno nel cassetto, il desiderio e la voglia di mettere in pratica questo viaggio diventa sempre più forte.
L'esperienza di venti anni maturati in sella alla moto con cui ho girato mezzo mondo, mi portano a credere di avere accumulato una certa maturità ed esperienza per provare a realizzare questo fantastico progetto.
Ne discuto con mia moglie e con i nostri soliti amici d'avventure, Fhilip ed Anita.
Il viaggio piace molto e piano piano prende consistenza fino al punto che la decisione unanime è positiva.
Siamo consapevoli che il progetto è molto ambizioso e che ci porterà a spendere molte energie fisiche e mentali, ma il piacere di realizzarlo è talmente forte che supera tutto e tutti.

Inizio a fare ricerche su internet per avere più informazioni possibili sulla rotta da seguire e le pratiche burocratiche da svolgere.
La pratica più dura si rivela quella Cinese, entrare nel territorio dello Xinijang con le nostre moto non è impossibile ma la lunga burocrazia che regna in questo paese scoraggia molto. Noi siamo talmente testardi e decisi che porteremo il progetto fino in fondo.

Fhilip ha portato un aiuto immenso alla realizzazione del viaggio, essendo Cinese di HongKong parla la lingua perfettamente e questo ci semplificherà il rapporto con un corrispondente del luogo che dovrà svolgere tutte le pratiche doganali per l'ingresso delle nostre due moto, così come girare sul posto con tutte le indicazioni in lingua Cinese, per me indecifrabili.

Occorrono i visti d'ingresso per Russia, Kazakistan, Cina, e Pakistan, come tutti gli anni mi rivolgo all'agenzia I.A.S di Roma.
Prenoto il volo aereo per il rientro da Karachi a Milano malpensa e per ultimo tramite l'ufficio del commercio estero Italiano in Pakistan, contatto Marco Pintus, chiedo referenze su uno spedizioniere portuale che possa aiutarci a spedire le nostre moto in Italia, gentilmente mi dà l'indirizzo e-mail di una coppia Italiana, Francesco Dell'olio e Katia Frigerio che vivono e lavorano nella città di Karachi da quattro anni, queste si riveleranno delle persone fantastiche.

Finalmente i preparativi dopo mesi e mesi di lavoro sono pronti, si può dare il via al progetto tanto sognato, non ci rimane altro che fissare la data per la partenza.
Per ragioni di compatibilità lavorativa fissiamo il giorno del 28 luglio con rientro il 02 settembre 2007.
La preparazione della moto pone molta attenzione, in base alle ricerche oltre alle tende da campeggio per eventuali emergenze ci occorre una tanica di benzina supplementare per le carenze che (forse) incontreremo in Kazakistan e sulla Karakorum, qualche piccolo ricambio per la moto come: filo frizione, leve, camere d'aria, grasso, viti e bulloni di varie misure, elastici, fil di ferro, nastro americano, bicomponente metallico e lampadine.

Arriva il giorno fissato e finalmente alle sei di mattina si parte, l'appuntamento con Fhilip ed Anita è alle 9 e 30 nella prima stazione di servizio dopo Brescia.
Velocemente percorriamo l'autostrada che ci porta a nuova Gorica in Slovenia dove su strade piacevoli di montagna arriviamo; a Lubjana a Celye sulla direttiva per Ptuy ci fermiamo a dormire.
La mattina dopo si parte molto presto per entrare in Ungheria, lago di Balaton e sosta forzata a BudaPest perche la Suzuki DRZ di Fhilip ha un serio problema, perde olio motore dal coperchio testa, un bullone di serraggio si è sfilettato, necessita di un intervento meccanico serio e veloce.
Tramite l'albergatrice dove alloggiamo otteniamo l'indirizzo di un concessionario Suzuki, prontamente lo contattiamo e prendiamo appuntamento per la mattina del giorno dopo.
Una volta arrivati scopriamo che la concessionaria non tratta motociclette ma solo auto, gentilmente ci spiegano che non possono aiutarci ma c’indicano un'officina specializzata distante circa 10 chilometri.

Nel mentre che ci dirigiamo a questo nuovo indirizzo, sulla strada che stiamo percorrendo notiamo un negozio di scooter, ci fermiamo ed esponiamo il nostro problema al titolare, dispiaciuto ci fa notare che il suo meccanico è in ferie, ma se siamo in grado di fare il lavoro da soli ci mette l'officina a disposizione, naturalmente noi accettiamo volentieri.

Così venuti a conoscenza di dove si trovava tutta l'attrezzatura ci siamo messi a lavorare con entusiasmo e passione, e per farla breve eseguiamo egregiamente la riparazione in circa due ore.
Questa persona gentile ci ha consentito di poter proseguire il viaggio e di visitare anche la città, (per fortuna ci sono ancora persone stupende che ti danno un aiuto disinteressato) e noi lo ringraziamo molto.

Martedi 31 luglio riprendiamo il nostro viaggio con la moto in perfetto ordine e nel pomeriggio siamo già alla dogana con l'Ukraina.
Questa nazione già altre volte visitata la percorriamo con celerità passando per le città di L'Viv, Dubno, Zytomyr, Kjev, Borzna e direzione confine Russo di Koljacek.
Il paesaggio è molto vario: si passa dalle distese pianure con vastissime piantagioni di grano a colline verdeggianti pieni d’animali al pascolo.
In questi tre giorni prendiamo quasi sempre pioggia, il tempo è molto variabile e fa anche fresco tanto da coprirci con una felpa.
Il due agosto ci presentiamo alla dogana della federazione Russa.

Le pratiche ogni anno che passa sono sempre più semplificate, finalmente i fogli da compilare oltre che in Cirillico sono scritti in inglese, così in circa due ore siamo liberi di percorrere la parte di territorio Russo.
Passiamo per le città di Kursk, Veronez, Balasov, Saratov, Jersov fino al confine con il Kazakistan.
I Russi non sono cambiati, sono sempre freddi, scortesi e poco disponibili verso il turista.
Questo tratto di Russia essendo fuori della tradizionale rotta turistica non ha strutture alberghieri, solo "castinizze": alberghi popolari dell'era Sovietica gestite ancora dallo stato, alcune di queste sono appena accettabili mentre la maggior parte di esse sono senza servizi in camera e nemmeno dentro la struttura, c'è solo un cesso e un lavandino con sopra un recipiente da riempire d'acqua per potersi lavare le mani, ci vuole un grande spirito d’adattamento.
Il panorama di questi luoghi è fantastico si attraversano paesi e villaggi di contadini, ci sono molti animali nell'aia e una quantità incredibile di oche che a tratti invadono la strada, bisogna fare molta attenzione per non investirle.
Arrivati presso la città di Saratov il caldo è opprimente, decidiamo di fermarci un attimo per rinfrescarci con una bibita ghiacciata.
Siamo sul ponte che attraversa il Volga, la visione è affascinante, il fiume con la sua grande portata d'acqua invade e taglia la città in due.

Domenica 5 agosto alle 14 e 30 arriviamo alla dogana della Russia con il Kazakistan dove per colpa di un agente doganale rimaniamo per circa un'ora sotto il sole cocente: ci costringe a rispettare la fila con le macchine, è la prima volta che ci succede, le moto sono state sempre agevolate a scavalcare la fila, ma questo militare forse odia i turisti e ancora di più i motociclisti.
Una volta sbrigate tutte le formalità in circa tre ore siamo in terra kazaka, sembra un altro mondo: le persone come anche la polizia doganale sono gentilissimi e interessati alle nostre moto, noi naturalmente ci rallegriamo: dopo tutto essere gentili non costa proprio nulla.
Scopriamo a nostre spese che lungo la nostra rotta scarseggiano i servizi come la benzina, il bere, il mangiare e ancora di più gli alberghi, dobbiamo fare molta attenzione a rifornirci di tutto dove troviamo la disponibilità.
Si viaggia su strade disastrate, il panorama è un interminabile vista su steppa piatta e sconfinata.
Sono le nove di sera e non sappiamo ancora dove dormire, la ricerca di un albergo diventa alquanto difficile finché un ragazzo che vive da solo ci propone di ospitarci a casa sua, noi non avendo altra opportunità accettiamo volentieri, ci sistema in una stanza con dei materassi di fortuna, le moto le parcheggiamo nel cortile interno.
La mattina facciamo colazione insieme con il padrone di casa, è un ragazzone di trent'anni simpaticissimo, molto entusiasta del nostro viaggio e sopratutto delle nostre moto, è abbastanza curioso ed ha voglia di parlare e conoscere il nostro mondo.
Da queste parti le strade sono un vero incubo, sembrano da poco bombardate, ci sono buche profonde e asfalto ondulato, spesso sono interrotte, si è costretti a viaggiare sulla sterrata che corre parallela al tracciato, la guida si fa molto impegnativa e si rischia di cadere ogni momento.
Per pranzo non trovando nulla che somigli ad un ristorante siamo costretti a chiedere ad una famiglia di contadini se ci possono sfamare, questi si offrono volentieri con tanta ospitalità e gentilezza.
Siamo fortunati, i kazaki sono delle persone veramente squisite ed ospitali, naturalmente noi cerchiamo di ricambiare senza offenderli, (non avendo altro) diamo del denaro sotto forma di regalo ai figli.
Arriviamo nella cittadina di Oktobe dove in una banca facciamo il cambio degli euro con la valuta locale.
Sulla pista sterrata che stiamo percorrendo prendiamo molta polvere, siamo diventati talmente sporchi (comprese le borse e la moto) che siamo irriconoscibili e ci facciamo schifo da soli.
La sera per fortuna troviamo una castinizza alla Russa nella cittadina di Shalqar dove possiamo levarci tutta la polvere accumulata con un salutare bagno.
Il giorno dopo facciamo tappa ad Aral dove c'era il famoso lago salato ritiratosi di circa 50 chilometri. Qua il disastro ambientale è molto evidente, nel porto le navi sono abbandonate e arenate in secca, laddove un tempo nemmeno remoto esisteva un porto mercantile con cantieri navali e molti pescatori salpavano per la pesca abbondante che le acque del lago offrivano, adesso regna un degrado assoluto ed il deserto giorno dopo giorno avanza sempre di più.
La mattina presto ripartiamo, la strada è sempre in pessime condizioni ed il paesaggio è monotono, si viaggia su una steppa sconfinata con un caldo torrido.
Siamo felici quando sulla nostra rotta incontriamo altri due motociclisti. Sono due Polacchi molto delusi, non sono riusciti ad entrare in Cina perché sprovvisti di corrispondente locale per le pratiche delle moto.
Facciamo volentieri due chiacchiere, con scambio d'informazioni sulle strade da percorrere.
Nel nostro percorso di viaggio non riusciamo a fermarci una volta senza che qualcuno ci inviti a bere un tè, offrirci un melone o una bibita fresca, sono veramente persone molto socievoli ed ospitali questi Kazaki.

Dopo aver fatto tappa nelle cittadine di Scherli e Qutal, sabato 11 agosto arriviamo nella ex capitale Kazaka; la città di Almaty, qua decidiamo di rimanere due giorni per riposarci e nello stesso tempo visitare la città.
Trovare un albergo poco costoso e dignitoso non è stato molto semplice.
Abbiamo avuto la fortuna di fermarci per pranzare in un ristorante, dove siamo stati presi a cuore dal proprietario molto entusiasta del nostro viaggio e delle nostre moto, gentilissimo si è dato da fare a trovarci un'ottima sistemazione alberghiera nel centro cittadino.
Almaty è una grande città dove c'è ricchezza e lavoro, qua ci sono tutte le sedi principali delle banche e società finanziarie e l'agiatezza di molte persone si vede dalle grosse e lussuose macchine che circolano.
In due giorni abbiamo visitato tutto quello che la città offriva, abbiamo camminato e curiosato lungo i viali alberati, visitato il parco dedicato al ricordo della grande guerra, siamo saliti con la telecabina sul belvedere della collina, da dove si gode una stupenda vista, visitato il museo nazionale e il grande bazar ricchissimo di prodotti artigianali.

Oggi lunedì 13 agosto partiamo all'alba, dobbiamo raggiungere la dogana Cinese.
Il tratto di strada che percorriamo è montagnoso con splendidi panorami.
Le curve si susseguono una dietro l'altra e noi le pennelliamo in modo pulito assecondando il nostro piacere di guida.
Alle undici e trenta arriviamo in un posto dimenticato da Dio dove c'è la dogana per lasciare il Kazakistan, le formalità si fanno in fretta, i doganieri sono sempre gentili cosi dopo un'oretta siamo in dogana Cinese.

Fhilip non vede l'ora di mettere in pratica la sua madre lingua.
Incontriamo puntuale il nostro corrispondente che ha già in mano le nostre pratiche, da lì a poco scopriamo quanto la burocrazia Cinese sia veramente cavillosa.
Dalle undici di mattina alle dieci di sera abbiamo appena fatto le pratiche dei nostri passaporti, per le moto bisogna ritornare domani mattina e iniziare la procedura di sdoganamento.
Siamo stanchi e stressati andiamo a dormire in un albergo nel paese vicino dove ci diamo appuntamento alle otto del mattino.
La mattina puntuali ci presentiamo in dogana dove il nostro corrispondente aveva già iniziato a girare per i vari uffici, passano le ore e dopo estenuante attesa finalmente alle quattro del pomeriggio otteniamo l'ultimo timbro per uscire dalla dogana (ma non finisce qua).
Si parte subito per raggiungere dopo circa sessanta chilometri la cittadina di Yngijn dove iniziamo le pratiche per il rilascio della patente e la targa della moto.
Purtroppo sono passate le cinque del pomeriggio, si riesce a fare pochissimo perché gli uffici chiudono alle diciannove così ci diamo appuntamento per la mattina del giorno dopo.
L'indomani siamo puntuali, passiamo da un ufficio all'altro per ore, finalmente dopo varie vicissitudini e scartoffie alle quattro e trenta del pomeriggio ci consegnano patenti e targhe Cinesi, siamo felicissimi di sapere che dopo tre giorni spesi in dogana siamo liberi di riprendere il nostro viaggio.
Salutiamo il nostro corrispondente non prima di fissare l'appuntamento del 24 agosto a Tashgorgan per rifare le pratiche d'uscita dalla Cina.
Abbiamo una voglia matta di visitare questa regione, che anche se è tardi decidiamo di partire lo stesso. Con il cambio di fuso orario (sette ore avanti rispetto all'Italia), il sole cala verso le ventuno, questo ci consentirà di viaggiare in sicurezza ancora per qualche oretta.
La strada è un brulicare di persone che a piedi, in motorino su carretti trainati da asinelli, su macchine, motorette a tre ruote e camion, si muovono in modo confusionale, sembra che ognuno non rispetti nessuno ma nello stesso tempo tutti sembrano prevedere le mosse dell'altro per riuscire a non fare incidenti.
Cerchiamo di stare al gioco ma tutto ciò rende la nostra guida molto impegnativa e stressante.
Arriviamo dopo circa 130 chilometri nella cittadina di Gonlgiu dove troviamo posto da dormire in un simpatico albergo.
Scopriamo con piacere che lo standard qualitativo degli hotel è molto buono, tutti hanno l'aria condizionata, servizi con acqua calda e l'occorrente che serve in bagno come lo spazzolino, il dentifricio, lo shampoo doccia, ciabatte e lustrini per scarpe, tutto monouso, una vera pacchia per noi abituati da un po’ a non avere nulla del genere.

Oggi 16 agosto il nostro programma prevede il transito su un passo alpino di 3500 metri di quota, ci attrezziamo di conseguenza mettendoci a portata di mano l'occorrente per superare, se ce ne fosse bisogno, il freddo.
Alle sette del mattino ci mettiamo in moto per riprendere il nostro viaggio, nell’attraversare la città notiamo molte persone, giovani ed anziani, fare ginnastica libera lungo i viali e nei giardini, per i Cinesi è un obbligo di stato mantenere il corpo e la mente sana per non essere di peso alla società.
Lungo la strada ci fermiamo per la visita alla valle di Narat, questa è una vallata di un verde intenso con colline e montagne circostanti somiglianti ad un angolo della Scozia.
La storia narra che nel 1200 a.c. qui si fermò il re Tan che diede ricchezza e felicità a tutto il popolo, ancora oggi si possono ammirare le tende principesche perfettamente conservate.
Riprendiamo il nostro itinerario, il paesaggio piano piano inizia a cambiare. Stiamo salendo di quota e l'aria diventa molto piacevole, finalmente non si soffre più il caldo umido della pianura.
La strada che stiamo percorrendo si presenta a tratti sterrata e dissestata ma il panorama che si gode è di una bellezza incomparabile, incontriamo diversi nomadi accampati con le loro tende caratteristiche e le loro bestie al pascolo.
Ben presto ci rendiamo conto di non aver fatto i conti con la strada impervia, i passi alpini da valicare in pratica diventano più di uno, dopo il previsto di 3500 metri ne facciamo un altro di 3200 per poi ridiscendere e risalire a quota 2800.
Il tempo passa e il buio si avvicina, per di più si viene a verificare un inconveniente sulla mia Kawasaki che ci farà perdere altro tempo prezioso. Il pistoncino di sicurezza del cavalletto laterale rimane inchiodato a causa dei diversi colpi che prende facendo la strada piena di buche, provo varie volte a schiodarlo ma non c'è nulla da fare, per riuscire a ripartire l'unico modo è eliminarlo facendo poi il ponte diretto dei fili.
Ripartiamo spediti per cercare di arrivare in città prima che faccia notte ma il tempo passa e il buio ci coglie a circa venti chilometri dalla città di Kujtum. In questi luoghi, guidare di notte non è molto consigliato, diventa veramente pericoloso.
Arriviamo in città alle 23 e la prima cosa che facciamo è trovare un ristorante dove cenare, abbiamo molta fame, poi ci mettiamo subito alla ricerca di un albergo così si fanno le due di notte quando finalmente ne troviamo uno con due camere libere.

La mattina ci alziamo alle dieci e dopo colazione mentre le donne mettono a posto le valigie noi andiamo in banca per il cambio valuta.
La nostra nuova meta è il capoluogo della regione, la città di Urumqi.
Il traffico è molto caotico bisogna stare attenti a non essere travolti e nello stesso tempo non travolgere nessuno, questi Cinesi sono talmente distratti e indisciplinati che fanno per fin rabbia, non rispettano le minime regole elementari.
Siamo costretti a fermarci per riparare la gomma posteriore del Suzuki, un chiodo conficcato nel copertone ha bucato la camera d'aria.
Arriviamo in città che ancora c'è il sole alto, troviamo una ottima sistemazione alberghiera vicino al centro cittadino dove ci fermeremo due notti.
La città è molto viva e piena di vita, la sera si accende di luci e di insegne multicolori, vari ristoranti all'aperto offrono le loro pietanze con un gran vociare, diverse bancarelle vendono di tutto e di più, c'è molta gente per le strade e quasi tutti cenano fuori, in Cina il costo della vita è veramente molto basso, per cenare in due si spendono al massimo 20 yuan, poco meno di due euro.
La città offre poche cose interessanti al turista, oltre al museo nazionale c'è qualche parco che merita la nostra visita, per il resto il bello è girare senza meta guardando i Cinesi che si muovo e lavorano per tenere la città viva e pulita, non abbiamo notato nessuno che ozia senza far nulla, tutti hanno qualcosa da fare movendosi come formiche vicino a un formicaio.

Domenica 19 agosto si parte di buon mattino, la nostra prossima tappa è la città di Kucqa.
Questo che percorriamo è un lungo tratto dell'antica via della seta, il panorama che vediamo scorrere nei nostri occhi è fantastico, si viaggia su una strada ben asfaltata a tratti montagnosa con saliscendi e curve fantastiche, sembrano disegnate proprio per le moto.
L'aria e la visione paesaggistica cambiano in prossimità della caotica città industriale di korla, qua c'è una cappa d'inquinamento micidiale, sembra nebbia, invece è polvere di carbone mischiata ad un alto tasso di umidità, tutto dipende dalle miniere carbonifere che in questa zona abbondano. Decidiamo di accelerare il passo per cercare di allontanarci più in fretta possibile.
Viaggiando abbiamo sulla nostra sinistra il deserto del Takamaklan e a destra le montagne dai mille colori e forme, queste sono di una tale bellezza che sembrano dipinte a mano.
Alle sei del pomeriggio facciamo sosta nella cittadina di Luntaj circa 100 chilometri prima della nostra meta.
L'indomani alle dodici e trenta siamo già in albergo, pranziamo velocemente e subito dopo prendiamo accordi con un tassista che ci porterà a visitare le grotte dei mille Budda e la vallata intorno a Kucqa.
Si rivela un pomeriggio veramente fantastico, visitiamo due siti di vecchi monasteri buddisti abbandonati, il panorama che si gode intorno a loro è veramente indescrivibile, colori e forme bizzarre si accavallano, le nostre macchine digitali scattano foto a fiume e le riprese filmate di Fhilip non si contano.
La sera in albergo facciamo il punto della situazione e scopriamo che dal programma di viaggio siamo in ritardo di un giorno, decidiamo all'unanimità che domani ci si alzerà molto presto per arrivare in giornata a Kashgar.
La tappa è lunga, sono circa 700 chilometri, dobbiamo arrivare immancabilmente nella mitica oasi di Kashgar dove vogliamo stare due giorni per visitare con calma questa città, tappa importante della via della seta, narrata anche da Marco Polo nel suo Milione.
La visione paesaggistica è sempre di rara bellezza, la strada ha un buonissimo asfalto, si viaggia spediti e veloci. Cinquanta chilometri prima di Aksu lo spettacolo che ci appare di fronte è come uno scenario da palcoscenico, montagne prima basse di un colore scuro altre più alte di vario colore ed infine montagne innevate alte fino a 7500 metri, il paesaggio è di una tale bellezza che vorremmo fermarci ma i tempi stretti ci permettono solo di fare qualche foto ricordo.
Scorrono i chilometri e tra una visione e l'altra arriviamo a Kashgar alle sei del pomeriggio, con calma cerchiamo e troviamo una buona sistemazione alberghiera proprio in centro.
La città è cresciuta a dismisura, non ha più l'aspetto di una oasi nel deserto ma è rimasta ancora punto d'incontro per il commercio tra Oriente ed Occidente dove non è più la seta a farla da padrona ma tutto quello che la Cina oggi imita e costruisce.

Kashgar è fantastica per i suoi viali larghi ed alberati, le sue due moschee, i parchi e soprattutto per i suoi vari bazaar dove trovi di tutto, ancora oggi i suoi artigiani lavorano con una manualità impressionante: il legno, il ferro, l'oro, la seta, la ceramica sfornando pezzi unici e di rara bellezza. I fabbri ferrai sono famosi per i loro coltelli conosciuti in tutto il mondo.
La vivacità della città è impressionante, c'è un via vai di gente che commercia di tutto, noi curiosiamo divertiti per le vie del mercato e ci rendiamo conto che con pochi spiccioli si possono portar via dei capolavori artigianali, purtroppo lo spazio che abbiamo sulle moto non ci consente di fare grandi acquisti.

Giovedì 23 agosto lasciamo con nostro rammarico Kashgar per percorrere la strada da noi tanto sognata, la mitica Karakorum Highway.
Usciamo velocemente dalla città e dopo circa cinquanta chilometri entriamo in un vallone delimitato da alte montagne di colore e forme particolari, il fiume che scorre impetuoso scava profonde gole che si allargano e si restringono regalandoci una visione di incomparabile bellezza, siamo quasi sempre fermi per scattare foto e riprendere il paesaggio.
La strada è da poco asfaltata con belle curve raccordate che ci danno un immenso piacere nella guida, con passo lento ci godiamo e assaporiamo la visione spettacolare che ogni angolo ci regala.
Saliamo di quota, arriviamo a 3500 metri sullo splendido lago Karakul, il suo colore di un intenso blu e il riflesso delle montagne circostanti formano uno scenario da cartolina, ci fermiamo a contemplare questa bellezza della natura e scattare foto ricordo.
Sulla nostra strada incontriamo varie jurte di pastori nomadi, questi con pochi spiccioli offrono da dormire e da mangiare al riparo dal freddo che qua anche d'estate la temperatura scende sotto lo zero.

In serata arriviamo a Tashgorgan dove l'indomani mattina abbiamo appuntamento con il nostro corrispondente Cinese che ci aiuterà a sbrigare le pratiche doganali per lasciare la Cina ed entrare in Pakistan.
Tashgorgan è un grosso villaggio cresciuto intorno agli uffici doganali, non c'è nulla da vedere tranne un vecchio e fatiscente castello diroccato che un tempo dominava la vallata circostante.
La nostra guida è puntuale, alle dieci aprono gli uffici e subito iniziamo le pratiche, queste si rivelano facili e veloci tanto che all'una e mezzo siamo liberi di lasciare la dogana e salutare il nostro amico.
Siamo obbligati a percorrere gli ultimi 120 chilometri che ci separano dal confine Pakistano in convoglio insieme a dei camion, pullman e macchine locali che faranno la nostra stessa strada, in alcuni mezzi prendono posto dei militari armati che ci scorteranno fino all'uscita del paese, non capiamo il perché ma loro certamente avranno un motivo valido.
I militari non fanno sentire la loro presenza, siamo liberi di fermarci e riprendere la nostra andatura turistica, fare foto e goderci il panorama, i mezzi del convoglio sono abbastanza vecchi, fumano come delle petroliere e non riescono a fare più di 35 chilometri l'ora.
Da una parte e dall'altra della strada si stagliano le montagne più alte del mondo, quasi tutte superano i settemila metri.
Saliamo sempre più ed il freddo inizia ad essere pungente, ma non ci coglie impreparati perché prima di partire ci siamo attrezzati a dovere.
Arriviamo al controllo militare dove si alza l'ultima barriera ed entriamo in terra di nessuno per circa tre chilometri prima di raggiungere il Khunjerab pass a quota 4768 metri, foto di rito e un bel - welcome to Pakistan - da due simpatici militari Pakistani.

La visione che si presenta ai nostri occhi dalla parte Pakistana è nettamente diversa da quella cinese, la valle è molto stretta, le montagne altissime sembrano quasi caderci in testa, il paesaggio incute una forte emozione.
La strada a differenza da quella Cinese è molto disastrata, impervia e stretta, corre lungo il crinale delle montagne costeggiando il fiume. Quando le piogge si fanno abbondanti o c'è lo scioglimento della neve, la forza dell'acqua spazza via tratti di strada costringendo chi transita a guadare torrenti, il traffico che incontriamo è fatto di solo camion e qualche macchina, questa è l'unica strada di comunicazione per il commercio con la Cina.
Ben presto scopriamo a nostre spese la spericolata guida criminale che hanno i camionisti pakistani, questi non hanno nessun rispetto per qualsiasi altro mezzo che incontrano, meno ancora di noi poveri motociclisti. Si mettono a sorpassare anche in curva cieca, quando vedono un altro veicolo in senso contrario si mettono a lampeggiare e strombazzare per far sì che gli venga lasciata la corsia libera e se questo non avviene ti travolgono senza remore. Purtroppo in una di queste curve abbiamo avuto un incidente; per fortuna senza nulla di grave solo alcune escoriazioni.

La moto se l'è cavata con la forcella lievemente storta e la borsa serbatoio staccata dalla cerniera.
I camion e i camionisti tutto sommato sono simpatici e molto folcloristici, usano adornare i loro mezzi come se fossero delle opere d'arte (ne vanno molto fieri), dipingono con varie forme geometriche tutta la carrozzeria, ricostruiscono il frontale della cabina con del legno intarsiato e dipinto con colori forti, poi attaccano tutto intorno pennacchi colorati e fronzoli di rame, questi quando il camion è in movimento si muovono emettendo dei rumori come fossero delle campanelle.
Sono un'attrazione e meritano di essere fotografati.

Dopo circa 90 chilometri arriviamo a Sost, posto di controllo doganale dove prontamente iniziamo a girare nei vari uffici per le pratiche d'ingresso, finito con i passaporti iniziamo le pratiche per le nostre due ruote e qui riscontriamo un serio problema. Per l'ingresso delle moto in territorio Pakistano occorre essere in possesso del carnet de passage.
Dopo varie richieste ed informazioni riusciamo a trovare le persone giuste che hanno il comando assoluto della dogana, questi trovano il modo e la forma di farci fare una dichiarazione scritta e firmata dove ci impegniamo vivamente a non vendere le nostre moto in Pakistan, allegano insieme la fotocopia del passaporto e una volta firmato e timbrato ci danno l'OK.
Ci siamo stupiti per essere riusciti ad ottenere tutto ciò senza la minima richiesta di una rupia, molto strano perché ovunque siamo andati dall'Africa ai paesi Arabi abbiamo sempre contrattato il prezzo.
Alle volte trovare le persone giuste aiuta moltissimo e noi di fortuna ne abbiamo avuta tanta, un grazie di cuore a queste persone che ci hanno consentito di riprendere il viaggio
Le acque del fiume rodono sempre più la strada, questa continua a essere sempre più disastrata, guidiamo con molta attenzione ma una buca improvvisa presa in pieno mi chiude lo sterzo della moto costringendomi alla caduta, mia moglie riporta una distorsione alla caviglia sinistra. Soffrirà per un po’. Durante il giorno siamo costretti a fermarci varie volte per darle modo di riprendersi dal dolore.
Nel pomeriggio tardi al primo albergo che incontriamo ci fermiamo per dare modo ad Assunta di riposare.
La sera Fhilip che tra tutte le altre cose sa fare anche il fisioterapista, riesce con dei massaggi e la crema adatta ad alleviare il dolore ed il gonfiore alla caviglia, tanto che l’indomani mattina mia moglie ha potuto indossare perfino lo stivale.

Scendiamo sempre più di quota, il caldo si fa sentire, la vallata si allarga ed il panorama si allunga su distese colline e pianure, nello stesso tempo la popolazione aumenta a dismisura e il traffico di conseguenza diventa sempre più caotico.
Rischiamo la vita ogni momento, dobbiamo fare molta attenzione se vogliamo arrivare a Karachi sani e salvi.
La sera in albergo decidiamo che gli ultimi 1500 chilometri che ci separano dalla meta finale dobbiamo farli nel più breve tempo, partiremo all'alba tutte le mattine, cercando di percorrere più strada possibile prima che la popolazione si metta in movimento.
La fortuna vuole che da Uchsharif in poi e fino a destinazione la strada diventa a due sensi di marcia, finalmente possiamo viaggiare con molta più serenità e celerità.
La zona centrale del Pakistan è una vastissima pianura dove si coltiva riso e cotone, c'è un clima caldo con un alto tasso di umidità e infestato di zanzare, così ci ferma giusto il tempo per mangiare e fare il pieno di benzina.

Il giorno prima di arrivare a Karachi contatto via telefono il sig. Francesco Dall'olio per comunicargli il nostro arrivo, questo prontamente c’informa che sarebbe felice di ospitarci a casa sua, ci sono due camere con servizi interni a nostra disposizione, lo ringrazio molto della sua gentilezza ma non vorremmo essere di peso, lui insiste afferma che gli farebbe molto piacere averci ospiti.
Dopo un consulto veloce tra noi accettiamo volentieri e rimaniamo che appena arrivati in città ci risentiamo.
Arriviamo che sono circa le quattro del pomeriggio, via telefono Francesco mi spiega che possiamo raggiungere la sua abitazione, il personale di servizio ci farà accomodare nelle stanze, lui per motivi di lavoro non può riceverci personalmente, arriverà alle sette della sera.
Così fermiamo un tassista con un ape Piaggio di produzione Indiana e ci facciamo accompagnare all'indirizzo.
Arriviamo a destinazione dopo circa due ore di girovagare per la città perché il nostro tassista non conosceva la zona.
La casa è una grande villa con giardino, piscina e varie camere tutte con servizi interni. All'ingresso ci sono due guardie armate che ci aprono il cancello tenendo sotto osservazione la strada.
Il maggiordomo ci accoglie e ci assegna le camere dove ci mettiamo a nostro agio, sistemiamo le nostre cose e facciamo una doccia, nel frattempo il cameriere ci prepara birra fresca e caffè all'Italiana.
Siamo esterrefatti per tanta ospitalità da una persona che non conosciamo personalmente ma solo con lo scambio di mail via internet.

Arrivano le sette e puntualmente facciamo conoscenza con Francesco e la sua compagna Katia Frigerio. Sono veramente due persone squisite, si instaura subito un rapporto d’amicizia come se ci conoscessimo da molto tempo, facciamo conoscenza discutendo un po' di tutto, principalmente loro sono molto interessati al nostro avventuroso viaggio, passiamo la serata a raccontare di noi ed ascoltare loro, nel mentre il cuoco prepara la cena che si rivelerà squisita, annaffiata da un ottimo vino toscano. Mangiare e bere italiano dopo circa un mese di cucina locale è stato un vero sogno.
Katia ci spiega che, sotto il suo insegnamento, il cuoco ha imparato a cucinare, fare la pasta, la pizza e il pane il tutto fatto in casa con prodotti che arrivano direttamente dall'Italia.
Sono stati tre giorni intensi, vissuti insieme a delle persone fantastiche, siamo stati serviti e riveriti come degli ospiti importanti.
Abbiamo usufruito di una macchina con autista tutta a nostra disposizione, Francesco la sera mentre si chiacchierava a tavola ci chiedeva cosa volevamo fare la mattina dopo, così poteva dare disposizione all'autista per il tragitto da seguire.
La conoscenza di queste meravigliose persone è avvenuta tramite l'ufficio del commercio estero Italiano in Karachi, nella persona del sig. Marco Pintus contattato tramite mail chiedendo di avere qualche indirizzo di un spedizioniere in loco per il rientro delle nostre moto in Italia, gentilissimo ha passato la mia mail a Francesco ed il risultato come ho già detto è stato fantastico

L'ultimo giorno prima della partenza abbiamo fatto conoscenza anche con Marco Pintus, invitato da Katia e Francesco.
La giornata è trascorsa piacevolmente scoprendo che anche il Pintus è un’ottima persona. Abbiamo chiacchierato e scherzato per tutto il giorno come fossimo amici di vecchia data.
Le moto siamo riusciti (con l’aiuto di Francesco) a venderle sul posto e direi anche bene, ci è dispiaciuto molto separarci dalle nostre fedele compagne ma erano veramente malconce, non valeva la pena rispedirle in Italia.

Siamo alla fine del viaggio, fra un paio d'ore si ritorna in Italia.
Questo che sta per concludersi è stato, e sarà il viaggio da ricordare come il più impegnativo e fantastico della mia carriera di viaggiatore.
Tutto si è svolto come programma, salvo alcuni piccoli problemi prontamente risolti.
Abbiamo visto culture e popoli cambiare lungo il nostro viaggio itinerante, abbiamo mangiato, dialogato e vissuto con loro, abbiamo visto l'umiltà, la povertà, l'ospitalità disinteressata e la ricchezza d'animo che regna in questa gente semplice e sempre disponibile.
Non sembrerà vero ma ci hanno insegnato molto, abbiamo imparato ed arricchito il nostro sapere e noi ne faremo tesoro.


Alcuni consigli utili:
Su tutto il percorso abbiamo di solito trovato da dormire, salvo in alcuni casi nel Kazakistan dove in ogni modo i locali sono molto disponibili.
Occorre molto spirito d’adattamento e nervi saldi.
Attenzione alla benzina, Portare una tanichetta e fare sempre il pieno dove c'è rifornimento.
Valuta: Ungheria un Euro = 256 Florint
Ucraina : un euro = 6,82 Grivinie
Russia : un euro = 33,60 Rubli
Kazakistan : un euro = 155 Tenchej
Cina : un euro = 10 Yuan
Pakistan : un euro = 82 Rupies
La spesa giornaliera per due persone, più la moto tutto compreso, è stata di circa euro 65,00

Ringrazio vivamente tutti gli sponsor che mi hanno dato fiducia e contribuito molto per la realizzazione di questo fantastico Viaggio.
MOTOCORSE.COM, ALPINESTARS, TUCANO URBANO, GIVI, CEMOTO, RINOLFI, WLADOIL, PREMIER, BRICO MOTO.

Filippo Razza