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Laos e Cambogia

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Laos e Cambogia

Sono ormai dodici ore che viaggiamo, il buio lascia il posto al chiarore dell'alba.

Siamo in dogana per le pratiche d'ingresso in Laos. Il conducente del bus preleva i passaporti di tutti, poi man mano veniamo chiamati per porre le ultime firme e avere un visto d'ingresso di ventotto giorni di permanenza.

Riprendiamo il nostro viaggio, il panorama è stupendo e la strada tortuosa si inerpica su ripide tornanti di montagna.

Siamo veramente stanchi, meno male che di tanto in tanto lungo il percorso ci si ferma per una sosta idraulica, il caffè e il pranzo.

Arriviamo spossati che sono le dieci di sera, stare in un bus per venticinque ore anche se siamo stati seduti su delle poltrone reclinabili è veramente snervante.

Con un Tuc Tuc di gruppo ci rechiamo nella guesthouse già prenotata dove lasciamo le valigie per recarci subito in piazza è mangiare qualcosa in uno dei tanti locali di strada.

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Luang Prabang è una cittadina del nord situata sulle sponde del fiume Mekong con un passato pieno di storia e molti siti da vedere.

Il clima è ottimo, la sera e la mattina la temperatura scende fin sotto i venti mentre durante il giorno si arriva anche sopra i trenta gradi.

La città offre molti siti culturali e artistici al turista, in primo luogo noi visitiamo il palazzo reale trasformato a museo, subito saliamo centinaia di gradini per arrivare in cima alla collina dove visitiamo il wat Phou Si e godere di una vista spettacolare su tutta la vallata circostante.

Il Wat Mai è il più grande tempio della città, frequentato e venerato da tutta la comunità, a seguire visitiamo il Wat Xieng Thong composto da venti strutture, tutte le pareti sono fatti di legno intarsiato con tasselli di vetro, questi formano dipinti colorati di ottima fattura.

La mattina presto è molto interessante partecipare e assistere alla cerimonia dell'elemosina dove file di giovani preti buddisti con al tracollo un cesto di metallo raccolgono tutto quello che i devoti donano loro: riso, pane, pollo, verdura, frutta e naturalmente moneta.

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Questo rito si svolge tutti i giorni ed è diventato un'attrazione turistica molto ambita anche per scattare delle bellissime foto.

Visitata la città decidiamo di affittare uno scooter per visitare i dintorni e vedere le molte cascate della zona.

La più interessante sicuramente è quella di Kuang Sì, per arrivarci si attraversano molti villaggi e campagne con paesaggi da cartolina.

Dopo aver pagato un biglietto d'ingesso si entra nel parco, una vegetazione lussureggiante con alberi di alto fusto crea una visione e una frescura molto allettante. Il fiume che scende crea diverse ripide formando delle pozze d'acqua dove chi vuole può fare un bagno rinfrescante. Man mano che si sale le cascate diventano sempre più alte fino ad arrivare in cima, in questo punto si gode la vista su diverse lingue d'acqua. Queste si tuffano dalla roccia da oltre trenta metri creando uno spettacolo d’incomparabile bellezza.

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Rimaniamo a goderci lo spettacolo e la frescura per un paio di ore per poi riprendere lo scooter e girovagare per campagne e colline, così senza una meta precisa gustandoci semplicemente il paesaggio.

Altra meta è la visita delle grotte di Pak Ou situate a circa trenta chilometri di cui la metà fatta su strada sterrata mettendo a dura prova il nostro umile motorino.

Dopo aver attraversato diversi ponti e villaggi arriviamo nella parte più interessante quella che costeggia il fiume Mekong.

Le grotte si trovano sulla sponda opposta e bisogna servirsi di barche per il trasbordo da una parte all'altra.

Le grotte scavate sulla nuda roccia sono composte da diverse insenature con diversi templi adornati da migliaia di statuette del Budda, i laotiani vengono in pellegrinaggio per pregare e donare loro del cibo.

Questa zona del Laos è molto bella e interessante ci sarebbe ancora tanto da scoprire ma purtroppo il nostro tempo si assottiglia dobbiamo proseguire verso la città di Vientiane capitale del paese.

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Riprendiamo il nostro andare, questa volta la tratta è più breve sono solo otto ore di viaggio su per le strette strade di montagna con spettacolari paesaggi che fanno dimenticare gli sballottamenti del bus.

Vientiane è una città moderna adagiata lungo le rive del Mekong circondata da una vasta pianura coltivata a riso, con poche attrazione e luoghi da visitare “mi avevano detto”mentre noi l'abbiamo trovata intrigante e carina

Abbiamo trovato interessante il lungo viale sul Mekong pieno di locali dove la sera è bello fare lunghe passeggiate mangiando nei diversi ristoranti direttamente sul fiume.

Abbiamo girato a zonzo per la città solo con la forza delle nostre gambe visitando i posti più nascosti.

Raggiungere il Patuxai, l'arco di trionfo, salirci sopra e ammirare la città dall'alto, visitare il Pha That Luang il monumento più importante di tutto il Laos, il Wat Si Muang che custodisce il manufatto fallico adorato da tutti, il Wat Si Saket  un antico tempio con il suo bellissimo chiostro dove sono custodite migliaia di statuette del Budda. La visita ci ha entusiasmato, scoprendo una città ancora sana, autentica, sincera e turisticamente ancora poco sfruttata.

 

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Si riparte, la nostra prossima meta è la città di Thakhet base di sosta per spezzare il viaggio.

Trascorriamo l'intera giornata con le bici affittate per pochi dollari,

girovagando lungo le sponde del Mekong godendoci il paesaggio, il lavoro dei campi coltivati a riso e guardando i pescatori pescare.

Giornata rilassante a contatto con la natura e gli indigeni.

La mattina del giorno dopo ci spostiamo nella cittadina di Pakse dove abbiamo in programma alcune visite importanti

La sera lungo la via principale del paese affollata di locali e agenzia turistiche, in una di queste contrattiamo l'affitto di uno scooter per essere in autonomia, perchè quello che dobbiamo vedere si trova tutto fuori la città.

La prima giornata la dedichiamo alla visita del parco archeologico di Wat Phu, tempio dell'era Khmer situato a 35 chilometri nei pressi di Champasak sulla sponda destra del Mekong costruito sulle pendici del monte Kao.

Si dice che sia più antico del tempio di Angkor (Cambogia) è una vastissima zona con molti templi ancora in restauro, si cammina molto per arrivare fin sulla punta estrema a ridosso della montagna da dove si gode un panorama di una bellezza esuberante.

Il resto della giornata la trascorriamo visitando villaggi dove la cultura contadina la fa da padrona, tutto sembra essersi fermato, si lavora ancora oggi con mezzi rudimentali e con l'aiuto di animali.

La sera lungo la via principale della città si può mangiare gustando la buona cucina laotiana nei diversi ristoranti.

 

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Oggi la giornata in programma è intensa e piena di luoghi da visitare, fatto il pieno di benzina allo scooter partiamo di buona ora verso il Bolevan Plateau.

Questa zona del Laos è famosa per le sue molteplice cascate le foreste verdeggianti e le vaste piantagioni di caffè.

Le cascate che visitiamo lungo il percorso sono molte, la più interessante è senza dubbio quella di Tad Lo ma anche tutte le altre meritano una sosta.

Volendo si può fare anche il bagno nelle diverse pozze piene di acqua limpida è fresca, ha noi ci manga il coraggio e la voglia di tuffarci ma godiamo lo stesso la frescura dell'acqua nebulizzata dalla caduta verso il basso.

I villaggi che attraversiamo sono a dir poco fuori dal mondo, le case quasi tutte su palafitte fatti di legno e lamiera con servizi appena accettabili, senza acqua corrente e luce elettrica, alcuni fortunati hanno un gruppo elettrogeno in comune con altri.

Tutti quanti sono coltivatori di caffè, infatti siamo nel luogo cardine della produzione

di questo prodotto, principale fonte di sostentamento.

Per finire la giornata ci rechiamo nel parco di Xe Pain per ammirare gli elefanti anziani andati in pensione dalle fatiche fatte per l'uomo nei campi e nella foresta.

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Consegno lo scooter e nella stessa agenzia ci procuriamo i biglietti del bus per la nostra prossima meta, l'isola di Don Khong sul fiume Mekong nella zona detta delle quattro mila isole.

Il bus dopo circa tre ore di viaggio ci fa scendere sulla statale in prossimità di un porticciolo dove troviamo una barca pronta per il trasbordo sull’isola, appena sbarcati a cinquanta metri dalla riva si trova la nostra guesthouse precedentemente prenotata.

Dopo esserci sistemati insieme al gestore del locale, un ragazzone sui trent’anni provetto venditore di se stesso, ci organizza la nostra permanenza di tre giorni per visitare le rapide del fiume, una gita in barca e il giro dell’isola con le biciclette.

 

In questa zona il Mekong diventa enorme formando diversi corsi d’acqua trasformando questo luogo di vaste proporzioni in circa quattro mila isole.

Oggi di buon ora partiamo, il percorso in barca sul fiume è piacevole, dalla nostra posizione si gode il lento scorrere dell’acqua, gli argini popolati di animali al pascolo, bambini che giocano, pescatori che pescano con degli strani attrezzi, il tutto sotto uno splendido sole e un lieve venticello che ci raffresca.

Dopo due ore di navigazione su una barchetta a motore attracchiamo nell’isola di Don Det, una volta scesi ci accordo per il ritrovo dopo circa quattro ore nello stesso luogo per il ritorno in albergo.

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Il modo migliore per spostarsi e visitare le rapide del fiume è affittare delle biciclette per essere in assoluta autonomia.

Dopo circa otto chilometri di piacevole pedalata arriviamo nel punto panoramico dove il Mekong crea delle splendide e immense cascate, la visione è spettacolare e le foto che scattiamo per immortalare l’evento non si contano.

Queste rapide si distribuiscono per un raggio di dieci chilometri e in alcuni punti la loro altezza supera i venti metri.

Ci spostiamo in un altro punto dell’isola dove altre cascate appaiano alla nostra vista come miraggio, nuvole di bollicine d’acqua formano diversi colori dell’arcobaleno.

 

Questo tratto di fiume a causa delle rapide non può essere navigabile, così i francesi nel periodo della loro occupazione costruirono una linea ferrata a scartamento ridotto per far risalire le loro imbarcazioni con armamenti al seguito.

La linea ferrata era lunga circa otto chilometri compreso un ponte che collegava l’isola di Don Det e Don khon, tutto questo oggi non esiste più ma rimane uno splendido percorso di pista ciclabile e la motrice ferroviaria come pezzo da museo.

Puntuali ci presentiamo all’imbarco dove troviamo il nostro barcaiolo pronto a salpare.

La navigazione è lenta e piacevole ci rilassiamo alla vista del panorama e del lento scorrere del fiume. Sono passate le sei e il tramonto si avvicina lo scenario cambia in continuazione, le nuvole e la vegetazione con gli uccelli in volo si accendono di un rosso fiammante, è un vero spettacolo della natura.

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La sera si fa fatica mangiare fuori all’aperto a causa di milioni di moscerini che invadono tutta la zona, siamo costretti nostro malgrado a cenare al chiuso.

Oggi giornata dedicata al giro dell’isola con le biciclette percorrendola in lungo e in largo per circa trentacinque chilometri.

Il paesaggio che attraversiamo è molto bello ci sono molte coltivazioni di riso ma il sostentamento principale rimane senza dubbio la pesca.

Si passa dalle zone litorali composte da belle casette e alberghi con una moltitudine di turisti alla zona interna fatta di case fatiscenti e povertà dignitosa.

Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio itinerante in questo meraviglioso paese. Una terra dalle bellezze primordiali con vaste foreste e dolce colline.

Una nazione piena di storia e tradizioni culturali di rispetto, un popolo umile e fiero di se stesso sempre gentile e pronto ad aiutarti.

Questa è una di quelle porzione di mondo dove mi trasferirei volentieri perché mi dà un senso di assoluta tranquillità fisica, dove le persone sono gente umile e sempre pronta al sorriso, dove si vive bene anche senza spendere una fortuna.

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Oggi si parte per raggiungere Phnom Penh capitale della Cambogia.

Alle dieci di mattina un pick up ci viene a prendere per portarci alla fermata del bus lungo la strada nazionale. Per arrivare in dogana c’è poca strada da fare ma non so il perché noi ci mettiamo molto tempo cambiando diversi mezzi di trasporto.

Come ho già detto il pick up ci lascia sulla nazionale, dopo circa dieci minuti prendiamo posto su un minibus locale, fatti altri otto chilometri scendiamo per salire su uno scooter con attaccato un carrozzino fino alla dogana.

Dopo aver fatto le pratiche e il visto d’ingresso un minibus, questa volta cambogiano, ci porta al primo villaggio dove finalmente saliamo sul bus di linea per la destinazione finale.

Direi un bel viaggio comodo e rilassante come non mai.Arriviamo a destinazione più o meno verso le nove è ciliegina sulla torta ecco il fattaccio.Avendo bisogno di moneta contante mi reco in un bancomat proprio a fianco dell’hotel, cerco di prelevare con la carta ma dopo vari tentativi la macchina va in tilt non restituendomi più ne il contante e tanto meno la carta di credito, per fortuna mi restituisce una ricevuta dove chiaramente ci sono indicati i numeri telefonici e la rete bancaria che gestisce il bancomat.

La mattina presto la prima cosa da fare è quella di risolvere la rogna d’ieri sera, così dopo essermi recato in vari uffici in uno di questi incontro la persona che capisce e comprende la situazione.

Per farla breve finalmente alle tre del pomeriggio sono di nuovo padrone della mia carta.

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Phnom Penh è la capitale politica ed economica della Cambogia, adagiata sulle rive del Mekong tra la confluenza dei fiumi Tonle Sap e Tonle Bassac con un importante porto fluviale.

L’attrazione principale della città è senza dubbio la residenza reale, a seguire la pagoda d’argento, il museo nazionale, il palazzo della pace, il wat phnom e varie costruzioni dell’era coloniale francese.

Oltre a tutto quello menzionato la visita che ci ha colpiti nel profondo è stato il museo del genocidio.

La struttura dove è situato il museo un tempo era una scuola superiore poi trasformata in “ufficio di sicurezza 21”in questo edificio nel recentissimo passato dal 1975 al 1979 i khmer rossi con a capo il pazzo di Pol Pot ideatore del regime agrario fece massacrare con qualsiasi strumento di tortura più di 12.000 mila persone da lui ritenuti oppositori del sistema.

Durante il percorso ben documentato e spiegato nella propria lingua con le cuffie in testa, la pelle si irrigidisce, i peli si raddrizzano, il magone in gola è pesante e il pianto viene spontaneo.

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Siamo arrivati all’ultima tappa del nostro lungo girovagare, ci rechiamo verso il più importante e visitato sito archeologico del mondo “ Angkor Wat”

Arriviamo a Siem Reap con il solito mezzo di trasporto, scesi dal bus veniamo presi d’assalto dai tuc tuc che si vogliono accaparrare i turisti, dopo varie contrattazioni troviamo l’accordo con un simpatico ragazzo per l’accompagnamento in albergo e il tour per l’intera giornata di domani al prezzo abbastanza abbordabile di 20 dollari americani.

L’hotel scelto si trova quasi in centro, la camera è confortevole, pulita, con aria condizionata e una ottima colazione a buffet.

Questa città è molto animata e piena di turisti provenienti da tutto il mondo, la sera sembra di essere a Rimini nelle sere d’estate. Ci sono molti locali di souvenir, migliaia di bancherelle, cucina di strada, ristoranti economici e di lusso, locali a luce rossa, la scelta non manga di sicuro, il dilemma è, fare notte brava oppure come noi andare a dormire presto perché domani mattina abbiamo la sveglia alle quattro?

 

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Alle cinque il nostro autista puntuale come un orologio svizzero ci preleva dall’albergo e dopo mezz’ora siamo davanti alla biglietteria del sito, “caspiterina” costo di 37 dollari americani a persona per tutto il giorno e per tutti i templi da visitare.

Lo scopo dell’alzata mattiniera è quello di vedere il sorgere del sole proprio sul sito principale, ci troviamo una buona posizione per le foto di rito, la folla di turisti ingrossa sempre di più.

Arrivato il momento sembriamo tanti paparazzi che scattano foto all’impazzata sul soggetto che in questo caso è l’alba che nasce proprio sul monumento di Angkor.

Spettacolo indescrivibile l’insieme sembra perfetto, irreale, costruito apposta mentre invece è tutto vero e naturale.

Il sito è immenso le costruzioni sono alte e imponenti caratterizzate da intriganti sculture, tutto il complesso è circondato da un vasto fossato che fungeva da difesa.

Angkor Wat Fu capitale e centro politico religioso dell’impero Khmer dal nono al quindicesimo secolo, le costruzioni principali occupano una vastissima zona che si estende per moltissimi chilometri quadrati occupando un’area di enorme proporzioni.

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Finita la nostra visita usciamo dal sito, il nostro autista ci aspetta con due bottiglie di acqua fresca.

Dopo una salutare bevuta saliamo sullo scooter con attaccato dietro un caratteristico carrozzino con due bei divani per la seduta comoda di quattro persone.

Questo è il mezzo locale più usato di tutta la nazione, adoperato per i turisti ma anche per il trasporto di tutto, dai sacchi di carbone alla frutta al legname e per fino per qualsiasi tipo di trasloco.

Il prossimo sito è il Bayon Wat un complesso di templi dove in tutte le costruzioni viene raffigurata la testa del Re.

A seguire visitiamo il tempio di Angkor Thom per poi recarci alla terrazza degli elefanti, un sito pieno di sculture di questi animali. Nel periodo del suo massimo splendore in questo punto si ergeva il palazzo reale da dove il Re parlava al suo popolo.

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Pronti per spostarci al sito più fotografato, il Ta Prohm dove gli alberi con le loro radici hanno letteralmente preso possesso delle mura dei templi e dei palazzi.

Impressionante come la natura nel corso degli anni possa appropriarsi di tutto ciò che incontra, la radice dei grandi alberi secolari abbracciano interi complessi religiosi creando uno scenario suggestivo in cui migliaia di turisti fanno rissa per potere avere una foto ricordo.

Dopo aver pranzato in uno dei tanti locali sparsi per il sito riprendiamo la nostra visita che ci porterà al tempio di Koh Ker, il Pre Rup con la sua lunga e ripida scalinata e il Neak Pean tutti monumenti di pregevole valore artistico e culturale.

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    Il nostro giro fantastico e stancante finisce alle sei del pomeriggio quando il nostro simpatico autista ci porta in albergo. Lo ringraziamo di vero cuore dandole anche una ulteriore mangia per il suo ottimo lavoro.

    La mattina dopo affittiamo le biciclette, vogliamo trascorrere l’intera giornata tranquillamente in libertà visitando la zona circostante fino alla partenza delle barche sul lago Tonle Sap, i villaggi galleggianti e i mercatini caratteristici.

    Lungo il tragitto vediamo vastissime piantagioni di fior di loto, pianta che cresce sull’acqua fangosa e sporca ma chissà perché il fiore che spunta fuori è di una purezza e splendore come non mai,

    Fermata d’oblico per visitare l’allevamento dei coccodrilli che in questa regione è una prelibatezza culinaria.

    Sotto l’ombra di un albero ci soffermiamo per goderci la vista di alcuni pescatori pescare sul fiume con una strana rete e le donne sedute sulla riva intendi a pulire il pescato in un contesto igienico direi nauseabondo.

    La giornata volge al termine, quello che abbiamo visto ci ha entusiasmato e nello stesso tempo rattristito vedere tanta povertà, gente rurale al lavoro nei campi e nella pesca cercando di guadagnarsi con molta dignità il necessario per la loro sopravvivenza.

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    Consegnate le biciclette rientriamo in albergo dove con l’aiuto del gestore facciamo la prenotazione dei biglietti per il bus. Domani mattina ci trasferiamo a Bangkok dove due giorni dopo abbiamo il volo di rientro su Milano.

    Siamo arrivati alla fine del lungo viaggio itinerante durato tre mesi, un tour fuori dal nostro viaggiare sempre in motocicletta o in macchina, è stata una esperienza molto interessante perché abbiamo vissuto veramente a contatto con gli indigeni entrando a far parte del loro modo di vivere, di muoversi con loro, conoscendo la loro cultura, il loro cibo, il loro sorriso, le loro paure, condividendo l’entusiasmo con cui si sono avvicinati a noi sempre pronti a darti una mano o solo per elargire un disinteressato sorriso.

    Certamente ripeteremo, magari su altri luoghi vicini come le Filippine o l’Indonesia tanto la vita da queste parti costa veramente poco.

     

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