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Itinerario di massima ESCAPE='HTML'

Questo viaggio come i precedenti viene fatto in totale autonomia escludendo agenzie del settore sia in Italia che nei posti raggiunti.

L'unica prenotazione sono stati i voli di andata e ritorno fatti da me medesimo via web con Skayscanner.

Abbiamo un programma di massima per visitare una zona della Thailandia che ancora ci manca, la Malesia peninsulare, il Borneo malese e alcune isole delle Filippine.

Ci muoveremo con tutti i mezzi locali che si presenteranno comodi per i nostri trasferimenti, affitteremo, la dove ce ne bisogno, auto, scooter e biciclette per visitare in piena autonomia alcuni luoghi d’interesse paesaggistico.

Il viaggio dura dal 10 dicembre 2017 al 10 marzo 2018, totale 90 giorni.

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La partenza è arrivata si parte da Milano Malpensa con un volo della Airchina.

Il volo dura circa dodici ore fino a Shanghai dove abbiamo un fermo scalo di lunga durata, riprenderemo l’aereo dopo circa 15 ore.

Ai controlli doganali richiediamo un visto provvisorio così da poter uscire dall'aeroporto e visitare almeno il centro della città.

Lasciamo i bagagli al deposito e con la metropolitana ci trasferiamo in centro.

Il cuore pulsante della città è la Nanjing road, è una strda pedonale con bei palazzi coloniali che arriva fino al fiume.

Dall’altra parte della sua sponda sorge il complesso moderno di Pudong costellata da grattacieli dove si erge la Shanghai Tower alta 632 metri.

La giornata scorre piacevolmente così tra una camminata una sosta in qualche locale arriva il momento di rientrare in aeroporto per il volo che ci porterà a Bangkok.

 

Arriviamo prestissimo, sono le quattro del mattino e dopo le scartoffie doganali ci dirigiamo alla metropolitana, nel frattempo che aspettiamo le ore sei per la prima corsa compro una sim locale per il telefono.

Arrivati in città con un Tuc-tuc ci dirigiamo alla stazione ferroviaria di Thomburi dove prendiamo il treno per Khanchanaburi.

Questa è la famosa ferrovia della morte che attraversa il ponte sul fiume Kwai.

Chi non ricorda il famoso film americano del 1957 che racconta la vera storia di un gruppo di prigionieri inglesi in un campo di concentramento giapponese obbligati, durante la Seconda Guerra Mondiale, a costruire questa linea ferroviaria in cui faceva parte il ponte spesso bombardato e ricostruito.

Ancora oggi si vedono le baracche dove erano ringhiusi i prigionieri,

visitiamo il museo della guerra con il cimitero dove sono sepolti migliaia di soldati inglesi.

Khanchanaburi è una città che ruota intorno a questo turismo militare del passato con il treno fatto di vecchi vagoni e il ponte oggi ricostruito e restaurato.

Con lo stesso abbiamo viaggiato e percorso il ponte fino al grosso villaggio di Nam Tok dove la ferrovia finisce.

 

Ci soffermiamo una settimana in questa zona di confine con la Birmania, e con l’affitto di uno scooter visitiamo in piena libertà questo territorio pieno di parchi, foreste e cascate di una bellezza unica.

Ci sono diverse Pagode buddiste che meritano la visita, alcune si trovano nelle grotte con alte statue del Budda altre delimitano il confine tra Thailandia e la Birmania.

Il nostro viaggio itinerante continua. Con la ferrovia ci trasferiamo dinuovo a Khanchanaburi per poi prendere un bus locale fino alla città di Nakhon Sawan. La visione dai finestrini è molto bella, si vedono campagne coltivate a riso, piantagioni di banane e gente a lavoro nei campi con arnesi ancora del passato.

Nakhon Sawan è una città tranquilla, non ce molto da visitare tutto ruota intorno al lago dove la popolazione passa il maggior tempo disponibile facendo sport, bici, canoa, corsa e ginnastica.

Il lago è sormontato da una collina dove si trova il Wat Khiriwong, tempio buddista da dove si gode una visione a tutto tondo sulla città.

Rimaniamo tre giorni rilassandoci e osservando le persone nel loro lavoro sempre disponibili, gentili e con il sorriso sulle labbra.

Oggi 20 dicembre di buon ora con un tuc-tuc ci rechiamo alla stazione dei pullman, dopo varie informazioni e ricerche facciamo i biglietti e con un minibus prendiamo la direzione verso la città di Mae Sot.

Con noi viaggia l’unico occidentale e turista italiano che si sta recando in Birmania, reciprocamente ci scambiamo diverse informazioni interessanti dei luoghi visitati e quelli da visitare.

Arriviamo dopo circa cinque ore di viaggio piacevole. L’albergo a conduzione familiare che ci ospita e una struttura appena fuori dal centro cittadino. L’unica pecca è che non ha il ristorante così per cenare dobbiamo uscire quasi al buio con le torce accese fino ad arrivare in zona centro facendo attenzione ai cani randagi.

La città è in fermento per l’arrivo della regina, ci sono forze di polizia ovunque e controlli fisici alle persone. Anche noi siamo stati controllati con le scuse rispettose dei militari.

La città è un miscuglio di razze e di culture thai, birmana, karen e cinese.

Da quando la politica ha lasciato il posto alla dittatura militare in Birmana questo è diventato un luogo di rifugiati, perseguitati e disperati in cerca di fortuna.

Decidiamo di affittare un’auto per una settimana che lasceremo poi in aeroporto a Bangkok

Visitiamo i parchi con foreste immense e cascate in un paesaggio mozzafiato.

Le strade sono in perfetto ordine con un manto bituminoso da poco fatto, in questo paese lo stato negli ultimi anni ha creato una rete stradale veramente ottima.

La Phachoroen waterfall national park è veramente uno spettacolo della natura immersa in una vegetazione rigogliosa.

Nelle vicinanze altro parco con altra cascata il Pa Wai Waterfall.

Lasciamo Mae Sot per dirigerci nel parco Nazional Salawin e poi verso la cittàdina di Omkoi dove andiamo a ritrovare il nostro amico che ormai vive da queste parti da più di sei anni.

Trascorriamo con lui e la sua nuova compagna il natale anche se da queste parti non è una festa sentita per la diversa religione praticata.

Finito il piacevole soggiorno con gli amici riprendiamo la strada dirigendoci verso Bangkok per consegnare l’auto e prendere un volo che ci porterà nella città di Hat Yai nel sud del paese

Trascorriamo tre giorni in questo luogo tranquillo fuori dalle rotte turistiche assaporando la vita quotidiana dei thailandesi.

Scegliamo questo posto come base per poi trasferirci all’imbarco di Tammalang Pier con destinazione nell’isola di Langkawi (Malesia)

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La mattina del 30 dicembre ci facciamo chiamare un tuc tuc dalla reception dell’hotel per recarci alla stazione dei bus e con uno di questi raggiungere il porto.

Accade una cosa che mi fa prendere una brutta strizza, arrivati a destinazione scaricato le valigie e pagato il tassista ci dirigiamo in biglietteria dove mi accorgo di aver dimenticato lo zaino con i documenti sul tuc tuc “panico totale”

Con l’aiuto di una ragazza, che parla un ottimo inglese, facciamo diverse telefonate in hotel per avere il telefono del driver da loro contattato. Ottenuto il numero lo rintracciamo e in giro di mezz’ora rivedo con piacere l’autista con lo zaino e tutti i miei documenti.

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Il viaggio dura circa tre ore, arrivati al porto scopriamo che le partenze della giornata sono tutte al completo. La delusione si cela nei nostri volti ma una soluzione si trova sempre è solo questione di denaro.

Cerca e ricerca troviamo un barcaiolo che con settanta dollari è disposto a portarci con la sua piccola barca a motore fino al porto di Kuala Perlis in Malesia.

Sono solo poche miglia di navigazione traballante. Assunta per tutto il tragitto non ha fiatato per la paura. Dopo circa un’ora e mezza ci sbarca direttamente vicino l’edificio della dogana.

Una volta sbrigate le pratiche d’ingresso subito dopo prendiamo il Jet ferry che ci porta a Kuah, capoluogo dell’arcipelago di Langkawi.

Solito tuc tuc per recarci nella guest house precedentemente prenotata per paura di over booking, visto il periodo festivo del capo d’anno.

Ahimè tutte le camere disponibili non dispongono di finestra ma in compenso hanno tutto l’occorrente per renderci il nostro soggiorno di otto notti abbastanza piacevole.

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La città è molto animata i traghetti scaricano flotti di turisti in quantità industriale che poi si distribuiscono nell’intero arcipelago.

Dopo due giorni di visita di Kuah e dintorni compresa una escursione in barca su alcune isole vicine, decidiamo di affittare uno scooter per visitare l’isola in piena libertà.

Fa un caldo torrido per questo l’unico oggetto di protezione che adoperiamo è il casco, per il resto viaggiamo in bermuda e sandali (che dio ci protegga).

In cinque giorni visitiamo tutto quello che l’isola offre, ogni giorno ci rechiamo su una spiaggia diversa.

La migliore, per i miei gusti, è la Tanjung Bhu beach con la sua sabbia bianca con diverse isolette proprio difronte a fare da sfodo.

In riva alla spiaggia ci sono molte piante di palma di cocco che fanno abbastanza ombra dove si può godere una dolce frescura.

Una giornata la dedichiamo al Langkawi sky bridge, un ponte spettacolare sospeso sul cucuzzolo della montagna da dove si gode una visione mozzafiato su tutto l’arcipelago. Per arrivarci si prende la cabinovia in andata e ritorno, ci vogliono  circa venti minuti peri arrivare alla meta.

Al ritorno ci si può divertire al grande parco dove esistono diverse attrazioni come il museo 3D, lo Sky Dom, lo Sky Rex e poi bar, ristoranti e altro ancora.

Oggi 6 gennaio 2018 è l’ultimo giorno di permanenza nell’isola.

Trascorriamo in assoluto relax l’intera mattinata nel parco dell’ungo mare della città e nel pomeriggio ne approfittiamo per fare i biglietti del traghetto che ci porterà di nuovo a Kuala Perlis.

Subito dopo all’agenzia dei bus prenotiamo la corsa per la tappa successiva che sarà la cittadina di “Ipoh” nella Malesia peninsulare.

La mattina si parte presto, alle otto i gestori della guest house gentilissimi ci accompagnano direttamente al porto.

Arrivati al porto di Kuala Perlis facciamo circa cento metri a piedi troviamo il terminal bus per la tappa successiva.

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Il viaggio verso Ipoh dura circa sei ore, dai finestrini si gode un bel paesaggio, si attraversano diversi villaggi rurali e vastissime piantagioni di palme da olio.

In tutta la Malesia peninsulare sono state abbattute migliaia di ettari di foresta per far posto a questa nuova richiesta di olio di palma, naturalmente gli ambientalisti fanno una serrata protesta perché viene distrutta la flora e sopratutto la fauna locale.
Ipoh negli anni venti e trenta crebbe rapidamente grazie alle miniere di stagno e agli alberi della gomma trasformando questo luogo da un semplice villaggio a una città fiorente e ricca.
Nelle vicinanze si trovano delle colline rocciose dove sono state scavate dei bellissimi templi cinesi.
Le dedichiamo tre giorni del nostro tempo, visitando tutto quello che la città offre senza annoiarci. La sera sulla terrazza del nostro hotel ci godiamo una buona birra godendoci la visione di un via vai di persone che sembrano non fermarsi mai.

Oggi dieci gennaio come al solito con un bus prendiamo la strada per Kuala Lampur da dove con una coincidenza ci trasferiremo a Jerantut città di avvicinamento al parco più famoso della Malesia.

Arrivate in città scopriamo che la prima coincidenza parte fra circa sei ore, non ci allarmiamo, spenderemo questo tempo andando per la seconda volta alle torre Petronas; così lasciati i bagagli in stazione partiamo ha piedi per questo tour inaspettato.

Le torri sono imponenti, un infinità di acciaio e cristallo che si stagliano sul cielo della città moderna. Attraversate le Petronas all’interno del vastissimo parco si possono ammirare fiori e piante tropicale che fanno da cornice a un posto fantastico e dove scattare delle foto favolose.

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Arriviamo nella cittadina di Jarantut che sono da poco passate le dieci di sera, il locatore della guest house è un indiano di origine, persona squisita e gentilissima, ci mette subito a nostro agio scusandosi per il brutto tempo e la pioggia che cade copiosa.

Questa tappa ci serve come punto di avvicinamento per il parco nazionale di Taman Negara dove abbiamo intenzione di trascorrere alcuni giorni di visita.

Piove da quasi due giorni con alcune pause di breve durata, il nostro amico indiano ci rassicura ma noi non abbiamo fiducia perché di come si presenta la giornata dà poca speranza

Comunque decidiamo lo stesso di recarci al parco prendendo posto in una bellissima guest house nel villaggio di Kuala Tahan adagiato direttamente sul fiume Tembelin.

La pioggia non smette e la portata del fiume è veramente impetuosa, stiamo pranzando in un locale costruito su una zattera ancorata alla riva da robuste fune.

Questo posto serve anche da porticciolo dove le barche fanno la spola tra una riva e l’altra.

Lo scenario è veramente di altri tempi tutto si svolge con lentezza è pacatezza, la pioggia non da fastidio ai locali, anzi direi che ci convivono serenamente.

Noi ci adattiamo con prudenza riuscendo a fare delle belle escursioni all’interno della giungla ammirando la vasta è rigogliosa vegetazione con alberi di altissimo fusto, vediamo pochi animali in giro, forse anche loro alla ricerca di un rifugio.

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Approfittiamo di un pomeriggio di tregua per fare una passeggiata sugli alberi della Canopy Walkway, una sorta di tracciato su fune e bambù a un’altezza di circa venti metri dal suolo con un percorso di settecento metri lineari.

Molti tracciati del parco si svolgono su passerelle di legno, costruiti per facilitare il percorso impervio della foresta. Si consiglia di mettere scarponcini e pantaloni lunghi per proteggersi da insetti e sanguisughe che possono attaccarsi alle gambe (mia moglie ne sa qualcosa).

Lasciamo questo bellissimo posto per recarci nella città di Segamat tappa di sosta prima di Singapore.

Segamat è una cittadina anonima nessuna offerta al turismo siamo veramente persone rare per il luogo, la gente si stupisce chiedendosi magari come mai ci troviamo qua, in compenso si dimostra la città meno cara che abbiamo incontrato fin’ora.

Oggi diciassette gennaio prendiamo diversi bus prima di arrivare al terminal di Johor città di frontiera con Singapore, da qua una navetta ci porta direttamente alla dogana dove in poco tempo facciamo le pratiche di uscita e ingresso nel piccolo stato.

Singapore è una megalopoli moderna e carissima, abbiamo faticato molto a trovare un hotel a un prezzo decente.

Siamo in zona centrale della città e a noi che non ci spaventano le lunghe camminate per le visite questo sembra il posto migliore.

La repubblica di Singapore è un arcipelago di sessanta isole situata ha sud della Malesia peninsulare, l’isola più grande ospita appunto la città stato di Singapore.

Luogo meraviglioso, i suoi avveniristici palazzi e grattacieli super moderni si stagliano imponenti verso l’alto e si sposano bene anche con alcune costruzioni coloniali dal sapore antico.
Il centro finanziario globale ruota nel quartiere di Padang dove le grande firme mondiali dominano i negozi lussureggianti, visitiamo il gardens by the bay, l’universal studios, un parco a tema ispirato al cinema e alla TV, splendida la moderna Marina Bay circondata da famosi grattacieli e cuore pulsante della città.Favoloso è il quartiere cinese e quello indiano brulicanti di mercati e gente di ogni specie e culture.
Abbiamo trascorso tre giorni assaporando come meglio si poteva questo luogo così tanto decantato e da molto tempo nei nostri sogni da realizzare.

 

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La nostra prossima destinazione è il Borneo malese, un posto tanto sognato e desiderato perché meta esotica e selvaggia con un ecosistema unico al mondo dove lussureggianti foreste tropicali, lunghi corsi di fiumi e bellissime cascate fanno di questo luogo un paesaggio incantato da vedere almeno una volta nella vita.

Riguardo alla fauna locale si può affermare che è il luogo dove si possono vedere danzare tra un ramo e l’altro della foresta gli Orangutan e la Nasica, primati che vivono solo in questo angolo di terra.

Oggi venti gennaio lasciamo l’hotel recandoci ha piedi alla fermata del bus, occorrono 45 minuti di viaggio per arrivare in aeroporto, da qua con un volo ci trasferiamo a Kuching, nominata la città dei gatti.

Voliamo con la solita e ottima compagnia “AirAsia”, dopo circa due ore di piacevole volo atterriamo in aeroporto e in poco tempo con un taxi ci trasferiamo

al sesto piano dell’hotel grand Supreme da dove si gode una meravigliosa vista a tutto tondo sulla città.

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Questa simpatica e moderna cittadina capitale della regione del Sarawak adagiata sull’omonimo fiume attorniata da vecchi palazzi coloniali e da moderni grattacieli è famosa per la sua devozione al gatto.

Questa ossessione a onorare questo felino deriva proprio dal nome della città infatti Kuching nella lingua locale significa “gatto” e gli abitanti prendono sul serio l'appellativo tanto che gli sono dedicati diverse statue in ogni angolo e perfino un piccolo museo.

Troviamo questo luogo molto interessante e piacevole dove facciamo lunghe passeggiate nel lungo viale sul fiume Sarawak dove si trovano venditori di cibo, botteghe di artigianato e punti panoramici che si affacciano sui principali monumenti del XIX secolo come il palazzo dell'Astana, dimora dei Raja Bianchi, e il Fort Margherita, costruito come difesa dai pirati.

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Una visita merita il bellissimo Orchidea garden con infinite varietà di specie, lo stesso forte Margherita, il quartiere cinese con il suo colorato tempio e la zona culmine del Waterfront bazar.

Una gita molto interessante, da non perdersi è la visita al Bako National Park dove oltre la bellezza del luogo si possono vedere nel loro ambiente naturale le famose Nasiche volgarmente dette le scimmie dal naso ha proboscide.

Noi la organizziamo direttamente con un tassista ingaggiato la sera prima in piazza, concordando il prezzo di andata e ritorno compreso una guida locale che ti fa i biglietti d’ingresso al parco.

Altra visita nel parco dedicato alla riabilitazione degli Orangutan salvati dalle deforestazione per far posto alle piantagioni di olio di palma.

Siamo rimasti entusiasti per il lungo trekking nella foresta la gita in barca dove abbiamo fatto delle bellissime foto alle strane formazione rocciose che spuntano dall’acqua è sopratutto aver visto dal vivo questo primate danzare tra i rami cibandosi delle foglie che gli vengono ha tiro.

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Riprendiamo il viaggio, questa volta ci muoviamo in battello fino ha raggiungere la città di Sibu nell’entroterra del Sarawak.

Un taxì chiamato dalla reception viene a prenderci in albergo la mattina del 24 gennaio la direzione è direttamente al porto dove ci imbarchiamo sulla moto nave.

Il primo tratto di navigazione si svolge nel mar cinese con tranquillità godendoci la vista dall’oblò

Dopo circa tre ore lasciamo il mare aperto per la risalita del fiume Batang Lebaan fino al porto di Sibu.

La navigazione sul fiume è stata piacevolissima e molto interessante dal punto di vista paesaggistico.

L’hotel Paramount è un ottimo posto per trascorrere tre giorni in questa città che sembra essersi fermata alla vita di un tempo ma nel contempo stesso ce una crescita esponenziale di palazzi e strade con gli indigeni in frenetico movimento.

Questo è un luogo dove arrivano persone da tutti i villaggi dell’entro terra e dalle foreste per rifornirsi o vendere qualsiasi merce.

Giriamo per le vie senza meta precisa così solo per il gusto di ammirare il più grande mercato della zona colmo di frutta tropicale e mercanzia di ogni tipo, il tempio cinese con la sua torre variopinta di colori sgargianti, il suo centro fatto di vecchie case coloniali e con diversi ristoranti dove poter gustare cibo tradizionale.

Di turisti neanche l’ombra per questo siamo l’attrazione di tutti, la loro principale richiesta è “ Where are you from?..Italy..Wow!!! good very nice Italy,, welcome to you. Tutto questo dimostra come il nostro paese sia così apprezzato e ben voluto.

Il nostro tempo di relax è scaduto e con un bus ci trasferiamo più ha nord precisamente nella cittadina di Miri posta sul mar cinese in prossimità del sultanato del Brunei.

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Miri è la seconda città più grande del Sarawak, qua nel 1910 nacque la prima società petrolifera del Borneo.

La popolazione è costituita principalmente dagli Iban seguiti da malesi di etnia cinese, malay, indiana e una manciata di eurasiatici.

Siamo alloggiati in un carinissimo albergo del centro con molti locali dove mangiare o sorseggiare una ottima birra, la città è abbastanza pulita e ordinata, ci sono grandi viali, parchi ed escursioni vicini che meritano una visita.

Affittiamo uno scooter per tre giorni così facendo abbiamo la possibilità in via autonoma di visitare il famoso parco nazionale delle grotte di Niah situato a circa ottanta chilometri in piena foresta tropicale e con paesaggi mozzafiato. Nella grotta principale sono state trovati resti umani risalenti a più di quaranta mila anni, al suo interno vivono centinaia di migliaia di uccelli e pipistrelli. Si racconta che fino a poco tempo fa venivano raccolti i nidi per poi essere venduti ai cinesi che li usavano come condimento di alcune pietanze prelibate.

Le visite proseguono verso il Lambir Hills National Park e la bellissima cascata in piena foresta poi la Tusan Beach una splendida spiaggia bianca con una roccia a forma di testa di cavallo, il luogo è deserto e per questo ancora più affascinante.

Riprendiamo lo scooter e nel tragitto di ritorno prendiamo tanto di quell’acqua da non ricordarmi un evento del genere in trenta e più anni di onorata carriera motociclistica.

Lasciamo questo posto per trasferirci nel sultanato del Brunei.

Il bus impiega circa quattro ore compreso il tempo che perdiamo per le scartoffie doganali.

Arriviamo nella capitale Bandar Seri Bagawank, prendiamo una camera nell’hotel Le Gallery Suit, un buon posto dove sostare due notti vicino al centro cittadino per visitare ha piedi tutto quello che d’interessante c’è.

Il sultanato è molto ricco l’economia primaria si basa nella produzione petrolifera e i suoi sudditi vivono direi discretamente bene peccato che la religione e le leggi severe vietano assembramenti, feste, alcol, discoteche, festeggiare il Natale e musica occidentale.

Alla faccia del Sultano che si può permettere tutti i vizzi di questo mondo.

Il palazzo presidenziale è regale composto da più di 1700 stanze con un vastissimo parco con alberi secolari e un giardino botanico.

In questa lussuosa dimora frequentemente si svolgono feste sfarzose da mille e una notte “povero popolo”

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Le strade sono larghe con viali alberati, grattacieli e palazzi di alta finanza sedi di società petrolifere dove tutto è mosso dalla famiglia presidenziale più ricca del mondo.

La vita cittadina si svolge nella famosa e moderna piazza circondata da un lago con al centro la bellissima moschea di Omar Ali dalle cupole dorate.

Dall’altra parte della sponda del fiume visitiamo il villaggio con le case in legno costruiti su palafitte dove ancora oggi si svolge una vita d’altri tempi

Tutto è caro dal mangiare al dormire, per questo due giorni di permanenza sono per noi già troppi anche perché non potersi bere una birra ghiacciata in santa pace al fresco di un tavolo da bar, per noi è un sacrificio.

Oggi 2 Febbraio con il bus locale ci trasferiamo al porto di Serasa e con il ferry boat prendiamo la navigazione verso l’isola di Labuan terra di Sandokan,dopo alcune ore di attesa riprendiamo il traghetto per la città di Kota Kinabalu.

Questa navigazione è da dimenticare per le pessime condizioni del mare in burrasca, credevamo di non farcela avevamo il cuore in gola. Il battello rullava e impattava sull’acqua come se fosse una barchetta, le persone pregavano e vomitavano nei sacchetti distribuiti dal personale di bordo.

Grazie a Dio siamo arrivati sani e salvi alla meta ma vi assicuro che è stato un viaggio di quattro ore tremendo dove per un attimo ho pensato al peggio.

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Kota Kinabalu è la capitale della seconda regione del Borneo “il Sabah” la città si presenta come un luogo moderno, ci sono molti palazzi in costruzione, grandi viali, alcuni parchi da visitare e un angolo sulla riva del mare denominato Star marina dove si possono fare delle foto su un tramonto favoloso.

Il tempo non promette bene, violenti temporali ci costringono a stare delle ore in qualche locale o nei centri commerciali, per fortuna posso bere birra in quantità.

Visto il tempo affitto un’auto per poterci muovere comodamente al fresco dell’aria condizionata e all’asciutto.

Come prima visita andiamo ha vedere l’attrazione primaria di questa regione, il monte Kinabalu la montagna più alta di tutto il Borneo dai suoi 4.095 metri si domina tutta la vallata circostante, pura goduria per tutti gli escursionisti del trekking.

Il panorama è lussureggiante, i sentieri offrono viste panoramiche di notevole bellezza, trovandosi immersi in una vegetazione esotica unica, tutto questo fino al rifugio del Laban Rata, da questo punto in poi il terreno rimane spoglio dagli alberi e la vista spazia all’infinito.

Seconda escursione molto piacevole è stata la visita al villaggio di Mari Mari per vedere e scoprire come vivevano i gruppi etnici indigeni del Borneo nei tempi antichi in cui l'elettricità non era ancora conosciuta.

Visitiamo questo villaggio culturale con addosso la giacca antipioggia e l’ombrello aperto, è stata una bellissima esperienza vedere usi e costumi del tempo assaggiando alcuni manicaretti culinari veramente ottimi.

Altra visita gironzolando a zonzo per foreste, lungomare e scogliere trovando villaggi di rara bellezza dove la vita sembra essersi fermata nel secolo scorso.

 

Su cinque giorni di permanenza almeno tre ore al giorno ha piovuto, non ci siamo mai scoraggiati, abbiamo fatto le visite di rito anche perché la temperatura molto gradevole è sempre stata sui 28/30 gradi.

Il Borneo è una grande isola affascinante con una giungla impenetrabile, un ecosistema unico al mondo, una sconvolgente wildlife, i meravigliosi oranghi danzare tra le liane, Sandokan e i tigrotti di Mompracem, fiumi incontaminati scorrere in antiche foreste pluviali e tanto altro. Tutto questo ci ha entusiasmato molto; peccato che il nostro tempo ha disposizione è finito domani si parte per le Filippine, prima destinazione Manila.

 

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L’arcipelago delle Filippine è formato da più di settemila isole, moltissime di queste non sono nemmeno abitate, si estendono sul pacifico meridionale e occupano una vastissima area del sud est asiatico

Arriviamo a Manila capitale del paese con un volo della AirAsia trasferendoci nell’hotel Lee In, un buon posto economico e pulito in una zona semi centrale e ben servita della città.

Non abbiamo mai visto un luogo così rumoroso, inquinato e caotico come questa città.

Tutti i mezzi di trasporto fumano come delle petroliere, strombazzano come dei cani randagi e per accaparrarsi i clienti gridano come venditori ai mercati rionali, così facendo però il servizio in città e nei dintorni non ti lascia mai da solo, sei sicuro che in un modo o nell’altro raggiungi il luogo da te scelto i un lasso di tempo accettabile e sopratutto economico.

La nostra visita della città inizia con il parco dedicato all’eroe nazionale Jose Rizal posto in un grande polmone verde dove si può passeggiare indisturbati godendosi un po di frescura sotto gli alberi secolari.

Il cimitero di guerra americano è il posto più pulito e ordinato di tutta la regione, da l’idea di essere in un angolo degli Stati Uniti e non a Manila.

Il cimitero è enorme le croci bianche che si elevano da un prato verde e ben curato sono centinaia di migliaia, segno che in questa zona del pacifico gli Americani ci hanno rimesso moltissime vite umani.

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L’altro cimitero interessante e molto ben diverso è quello Cinese, una sorta di parco città con enormi monumenti funerari, vissuto dai parenti dei defunti come un salotto, dove ci sono tavoli per pranzare e cenare col morto come se ancora fosse nel regno dei vivi; alcune tombe hanno perfino l’aria condizionata.

Makati è il centro moderno della città con vastissime costruzioni, alti grattacieli, parchi, centri commerciali e moltissime banche.

Questo è il luogo pulsante della città dove si svolge la vita notturna più frenetica della regione, negozi, bar, ristoranti, discoteche e nightclub aperti tutta la notte.

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Oggi 14 febbraio con un volo interno AirAsia ci spostiamo a Tagbilarann una cittadina dell’isola di Bohol.

Alloggiamo per quattro notti in una carinissima Guest house gestita da una simpatica famiglia. Siamo accolti come ospiti e non come clienti mettendoci a nostro agio in tutto.

Nel cortile interno ci sono posteggiati degli scooter, vengono proposti in affitto al prezzo tutto compreso di sette dollari americani, non mala per girare l’isola in piena libertà.

La mattina presto iniziamo il nostro tour con lo scooter facendo il giro della piccola isola di Panglao unita da due ponti con Bohol.

Le spiagge, quelle ben attrezzate, ordinate e pulite sono riserva esclusiva di catene alberghiere, il resto lasciate al degrado più assoluto dove la sporcizia la fa da padrone.

 

La meta più ambita dell’isola sono senza ombra di dubbio le “Chocolatte Hills”

una strana formazione di colline a forma di panettoni conici e dal colore marrone.

Dall’alto di alcune zone attrezzate si gode una visione magnifica su queste formazioni ancora oggi inspiegabili da molti studiosi. Coprono una vastissima area, sembrano modellate da un artista vasaio.

Altra visita da non mancare è il parco dei “Tarsier”sono delle simpatiche scimmiette grandi come un pugno di una mano e con occhi fuori da qualsiasi proporzione animale.

Sono buffi, molto carini osservarli nel loro ambiente naturale accovacciati nei rami degli alberi è un piacere, alcuni dormono altri mangiano, altri ancora ti guardano con occhioni grandi.

Il ritorno verso l'hotel è bagnatissimo, piove a dirotto, ci fermiamo in un locale a bere una birra aspettando che il maltempo si placa, ma dopo un'ora decidiamo di ripartire lo stesso perché si sta facendo tardi.

Arriviamo abbastanza inzuppati, ci salva solo una calda doccia e un riposino salutare.

Il tempo continua a non migliorare tanto che verso le venti si scatena un diluvio da farci perfino preoccupare, l'acqua è talmente tanta che le strade sembrano dei fiumi in piena, smette solo intorno alla mezzanotte.

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Oggi 17 febbraio con un battello ci spostiamo nell'isola di Cebu e dopo due ore di navigazione approdiamo nella capitale di Cebu city dove abbiamo intenzione di rimanere due notti.

Cebu è conosciuta per essere stata la prima isola conquistata dagli Spagnoli e sopratutto per il luogo in cui dove Ferdinando Magellano in uno scontro con il ribelle Lapu Lapu perse la vita. Questo indigeno definito eroe nazionale, oggi gode di una ottima reputazione su tutto l'arcipelago, le sono dedicate diverse piazze e statue in ogni angolo.

La città di Cebu city è seconda per grandezza solo a Manila, famosa per la sua vita notturna e per avere un centro storico pieno di palazzi coloniali ben conservati, stupenda è la piazza con la cattedrale del Santo Nino”, il castello eretto come prima difesa vicino al porto e il tempio Cinese posto su una alta collina da dove si domina l'intero agglomerato urbano.

Con il solito mezzo di trasporto acquatico, uno dei tanti battelli che fanno spola tra una isola e l'altra ci trasferiamo a Dumaguete nell'isola di Negros.

Arrivati a destinazione con il solito tuc tuc ci trasferiamo abbastanza fuori della città dove abbiamo prenotato un appartamento con vista mare proprio sulla spiaggia.

Il posto è molto carino gestito da un simpatico tedesco sposato con una filippina.

Trascorriamo una intera giornata in spiaggia bevendo birra, mangiando frutta tropicale, giocando in acqua e prendendo la tintarella.

Siamo già stanchi di tutto ciò e non essendo due lucertole amanti della spiaggia e dell'oziare, ci annoiamo, per fortuna il nostro gestore ha una moto in affitto, ne approfitto immediatamente così da poter fare escursioni fino verso le ore diciassette e avere ancora il tempo di una nuotata.

 

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L'isola di Negros è divisa in Negros occidentale e Negros Orientale, luogo molto selvaggio pieno di fittissima foresta tropicale, con molti corsi d'acqua e diverse cascate, un paradiso perduto ancora incontaminato e lontano dal turismo di massa.

Presa la moto giriamo l'isola in lungo e largo cercando posti e luoghi di un fascino primordiali, la flora e la fauna è meravigliosa sembriamo far parte della stessa natura

rigogliosa: i pochi villaggi interni sembrano usciti da libri di storia passata, vivono ancora come se il tempo si fosse fermato al nostro medioevo, veramente un luogo rilassante e piacevole da visitare.

Trascorriamo quattro giorni indimenticabili avvolti da un'atmosfera di altri tempi.

 

Oggi 22 febbraio con un bus di linea ci spostiamo verso nord precisamente nella città di Bacolod e capoluogo dell'isola.

La City non offre molto al turismo è come tante altre, moderna e in piena crescita edilizia, l'unica escursione meritevole e quella della cittadina di Talisay.

La sua fama risale al tempo delle piantagioni di canne da zucchero, molti magnati dell'epoca si fecero costruire ville pregevoli ancora oggi visitabili e adibite a musei.

Nella seconda guerra mondiale questa zona fu uno dei luoghi più bombardati dall'esercito americano, con l'intendo che non diventasse base per i Giapponesi, oggi tantissimo è stato recuperato e restaurato.

 

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Lasciata Bacolod navighiamo verso l'isola di Panay attraccando nel porto di Iloilo, l'albergo è un ottimo posto, quasi in centro, fornito di tutti i servizi con vista panoramica sulla città, unica pecca quarto piano senza ascensore.

Questa città capoluogo ha molto da offrire al turismo, il suo centro storico è composto principalmente da vecchie case coloniali e cattedrali spagnole, la Jaro Cathedral con la statua della Vergine che si trova fuori dalla chiesa su un balcone sopra la porta d'ingresso, venerata dagli indigeni, la Santa Clemente Church, la Santa Barbara church e altre che non abbiamo visitato.

Il secondo giorno facciamo una lunga passeggiata a piedi fino al terminal bus dove prenotiamo due posti di domani mattina per Caticlan da dove partono i traghetti per la piccola isola di Boracay.

Dal nostro finestrino del bus scorrono le immagini dei campi di riso, canne da zucchero e palme di cocco. Il tempo scorre piacevole fino al porto di Caticlan direttamente all'imbarco dei battelli che fanno spola continua con Boracay.

Arrivati nell'isola siamo ospiti in un hotel del settore tre, direttamente sulla lunga spiaggia bianca.

Siamo nel cuore pulsante dell'intrattenimento turistico del luogo, sulla spiaggia ampia e attrezzata si trova tutto, dai divertimenti acquatici con bar, ristoranti, discoteche e qualsiasi diavoleria per turisti.

Trascorriamo quattro giorni in questo posto incantato dove facciamo bagni di mare e di sole, bevendo delle buone birre all'ombra degli alberi di cocco in assoluto relax.

Ogni sera ci gustiamo una cucina diversa nei tanti locali etnici che affollano il lungo mare godendo della frescura serale, tanto fino a dopo mezzanotte non si riesce a dormire per la musica a palla sprigionata dai molti punti di attrazione.

Questa isola per il suo super affollamento di turisti è stata definita dal presidente filippino, Rodrigo Duerte una “vera fogna” al punto che ha deciso la chiusura, nessun turista potrà infatti mettere piede in questo paradiso tropicale, per consentire al fragile ecosistema di rigenerarsi e risolvere il problema delle acque reflue, almeno per sei mesi a partire dal 26 aprile 2018.

 

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Questa sera lasciamo questa baraonda spensierata con il traghetto che porta a Catlican da dove alle tre di notte salperemo con altro battello alla volta dell'isola di Mindoro.

Il viaggio si rivela lungo è faticoso perché dopo due trasbordi marinari ne facciamo un altro terrestre avvalendoci di un pulmino che in circa sette ore ci porta nella cittadina di Puerto Galera.

Arriviamo nella guest house, precedentemente prenotata, che siamo stanchi e assonnati, ci rallegriamo solo sul fatto che l'alloggio è molto carino e con tutti i servizi, ha una terrazza che da direttamente sulla spiaggia con una vista bellissima e un ristorante dove fanno dei piatti squisiti e variegati.

La mattina facciamo colazione sulla terrazza godendoci un panorama da favola.

Non essendo delle persone amanti della tintarella oziando in spiaggia dopo poche ore siamo belli che stufi, così decidiamo di affittare uno scooter per visitare l'isola e il pomeriggio tardi tornare in questo paradiso godendo del sole e del mare fino al tramonto.

Mindoro è un'isola fantastica, ci sono angoli di spiaggia con sabbia finissima dove si può stare in completo relax sotto alberi di cocco, foreste di mangrovie si distendono su lunghe lingue di mare, alcune visitabili su passerelle realizzate con canne di bambù.

La zona di Puerto Galera è diventata una meta turistica molto apprezzata grazie alle sue spiagge, barriere coralline e spettacolari siti per le immersioni subacquee. L’intera zona è stata dichiarata Riserva Marina dalle Nazioni Unite nel 1974 con lo scopo di proteggere l’eccezionale biodiversità.

Visitiamo molti posti partendo la mattina presto e facendo ritorno verso le ore sedici per un tuffo in mare e tintarella fino al tramonto.

 

Siamo arrivati alla fine è il momento di lasciare anche questa isola per fare ritorno a Manila, tra due giorni abbiamo il volo di rientro passando per Pechino (Cina).

Solito traghetto che da Puerto Galera ci porta al porto di Batangas sull'isola di Luzon

da dove in tre ore di Bus si arriva nella capitale.

Questa volta siamo alloggiati in uno dei tanti alberghi del rinomato e moderno quartiere di Makati. Manila è sempre una città invivibile, caotica, traffico immenso e smog tremendo, dobbiamo sopportarla ancora per un'altra giornata.

La mattina alle tre un taxi ci porta direttamente in aeroporto dove alle sei in punto prendiamo il volo per Pechino.

 

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La nostra permanenza in questa città è solo di tre giorni giusto il tempo di vedere le cose più importanti.

Abbiamo subito un impatto un po violento (in verità era previsto) siamo passati dai 30 ai 5 gradi, lo so che non è molto ma abituati per mesi al caldo questa temperatura ci costringe a portare il cappello e la sciarpa, oltre a indumenti pesanti.

Alloggiamo in un simpaticissimo hotel a conduzione familiare con tutti i servizi e soprattutto con il riscaldamento accesso. Siamo a circa tre chilometri dalla città proibita e quindi per noi la passeggiata per arrivarci non ci spaventa.

Pechino è una città enorme, tutto quello che ho sentito di questo luogo oggi non lo è più, mi dicono che da quando si sono svolte le olimpiadi sia diventata molto vivibile, poco smog, disciplinata, pulita e servita da mezzi pubblici che ti portano ovunque.

I controlli della sicurezza sono asfissianti, specie al nostro arrivo presso la città proibita, prima dell'ingresso abbiamo una lunga e interminabile fila di gente dovuta al controllo delle persone e dagli oggetti in possesso.

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La nostra permanenza in questa città è solo di tre giorni giusto il tempo di vedere le cose più importanti.

Abbiamo subito un impatto un po violento (in verità era previsto) siamo passati dai 30 ai 5 gradi, lo so che non è molto ma abituati per mesi al caldo questa temperatura ci costringe a portare il cappello e la sciarpa, oltre a indumenti pesanti.

Alloggiamo in un simpaticissimo hotel a conduzione familiare con tutti i servizi e soprattutto con il riscaldamento accesso. Siamo a circa tre chilometri dalla città proibita e quindi per noi la passeggiata per arrivarci non ci spaventa.

Pechino è una città enorme, tutto quello che ho sentito di questo luogo oggi non lo è più, mi dicono che da quando si sono svolte le olimpiadi sia diventata molto vivibile, poco smog, disciplinata, pulita e servita da mezzi pubblici che ti portano ovunque.

I controlli della sicurezza sono asfissianti, specie al nostro arrivo presso la città proibita, prima dell'ingresso abbiamo una lunga e interminabile fila di gente dovuta al controllo delle persone e dagli oggetti in possesso.

Entriamo in questo sito tanto sognato che sono le nove del mattino uscendo stanchi è soddisfati alle quattro del pomeriggio.

La Città Proibita si trova nel centro di Pechino ed è stata per più di 500 anni dimora delle dinastie Ming e Quing, è il più grande palazzo imperiale del mondo, copre un'area di 72 ettari e ha una superficie totale di circa 150 mila metri quadrati; è costituita da oltre 90 tra palazzi e cortili, 980 edifici e 8.728 stanze.

Circondata da una cinta muraria alta 10 metri, per una circonferenza di 3.430 metri. In ognuno dei quattro angoli sorgono delle torri di guardia che in passato erano rigidamente sorvegliate. Le mura sono a loro volta circondate da un fossato artificiale largo 52 metri, come prima linea di difesa.

Vicinissima e quasi attaccata si trova “Tienanmen”enorme piazza storica (una delle più grandi al mondo) luogo d'incontro con obelisco di 37 metri e cuore simbolico della nazione

Non sto qua a descrivere quello che abbiamo visto perché non basterebbero pagine e pagine di scrittura, vi dico solo di non perdere, almeno una volta della vostra vita la visita di questo fantastico luogo.

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Rientrati in hotel con il simpaticissimo gestore combiniamo una visita alla vicina Grande Muraglia distante solo circa 80 chilometri di pulmino.

Alle ore sette subito dopo colazione si parte in pulmino con altri otto persone di diverse nazionalità, tutti entusiasti di andare a vedere uno scorcio di questa meraviglia.

Questa opera ingegneristica è uno dei siti più visitati di tutto il mondo, costruita oltre 2000 anni fa, molte parti sono scomparse lungo i secoli, ma altrettante sono arrivate fino ai giorni nostri, restaurate o meno. Proprio come un enorme drago, la Grande Muraglia si snoda su e giù per le montagne, attraversando deserti e praterie percorrendo un totale di 21196 km, dalla costa Est fino agli altopiani dell'Ovest.

Stupore enorme alla vista di questa meraviglia, camminarci sopra e vedere la maestosità della costruzione viene spontaneo chiedersi, come è stato possibile senza i mezzi moderni costruire questo colosso solo con le forze delle braccia? Mistero dell'uomo

Bene il nostro lungo viaggio itinerante si conclude qua, siamo emozionati per tutto quello che abbiamo visto e vissuto giorno per giorno, il sudest asiatico ormai è nei nostri ricordi.

Un continente dove la vita trascorre ancora in modo meno frenetico e usurante che da noi, dove tutto costa poco, dove le persone hanno sempre il sorriso sulle labbra e non si arrabbiano facilmente, dove il paesaggio tropicale lussureggiante ti lascia incantato, dove la biodiversità fa di questo territorio un fantastico paese.

Rientriamo a casa molto soddisfatti e con un grosso bagaglio culturale archiviato negli angoli della nostra mente.

Filippo Razza