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motoraid Marocco

Agosto 1997


Sarà difficile raccontare “adesso” dopo moltissimi anni, un viaggio che è rimasto nel  cassetto della mia memoria , uno di quei raid motociclistici spartani e avventurosi per l'epoca, fatto con una gloriosa Yamaha XT 600 E, tutto on the road.

Ci provo, spremerò le mie meningi facendomi aiutare dalle vecchie foto “non digitali ma ancora stampati da un rullino Kodak” , guardandole sembrano sempre più parlarmi e raccontarmi l'evento, viene fuori automaticamente l'intero viaggio come in un film già visto, mi emoziono perfino, forse perché vedo il mio viso e capisco che gli anni, inesorabilmente sono passati,,,,,vabbè,, basta così, vediamo cosa ne esce fuori.

In quell'anno, precisamente a marzo avevo comprato la moto in questione proprio per farci le vacanze in Marocco, la ritenevo agile, robusta e semplice meccanicamente.
Ho studiato come meglio attrezzarla, la migliore soluzione mi è parsa la seguente: un  portapacchi anteriore e posteriore della Riky Cross, creandomi artigianalmente anche un leggero telaio in tubi di rame verniciato per appoggiare le borse laterali morbide.

Arriva il momento della partenza, siamo nei primi giorni di agosto, carico bene la XT600E : una borsa posizionata sul portapacchi anteriore dove metto alcuni ricambi, fil di ferro, nastro americano due camere d'aria, una candela, un litro di olio motore e alcuni attrezzi per smontare le gomme.
Nella borsa posteriore carico le scarpe, i sandali, i biuty e gli antipioggia.
Nella borsa serbatoio, macchina fotografica la lonely planet e cartina geografica.
Nelle borse morbide laterali tutto quel poco che un motociclista si possa portare,
mia moglie in questo è specialista, il motto è “quello che non c'è, sè serve si compra in loco”

Partiamo insieme a un nostro caro amico, Jesus,(Spagnolo di nascita Francese di adozione e Italiano per lavoro) ha voluto a tutti i costi che partissimo insieme perché così si faceva la prima tappa in compagnia fino a casa dei suoi famigliari che vivono vicino a Narbonne (in Francia).
La sera siamo ospiti in casa dei genitori; preventivamente avvertiti da Jesus, la madre ci prepara una cena con i fiocchi a base di paella (mai mangiata così buona)
Passiamo una serata splendida chiacchierando del più e del meno ma sopratutto del nostro viaggio.

La mattina seguente dopo un caloroso saluto con Jesus e i suoi famigliari partiamo di buon ora per entrare in Spagna dove ci aspettano due giorni di trasferimento lungo la autopista direzione Barcellona, Valencia, Alicante, Murcia,  fino al porto di Almeria da dove la sera ci imbarchiamo e dopo circa 7 ore di navigazione arriviamo al porto di “Melilla” porto franco spagnolo ma in terra marocchina.

Da questo momento inizia la nostra avventura in Marocco.
Usciti dal porto prendiamo la direzione per Fes, nostra prima tappa, dove sosteremo due giorni per visitare la città
Si viaggia su strade con poco asfalto, stiamo attraversando la catena montuosa del Riff che si affaccia sul mediterraneo, è uno spettacolo di natura rigogliosa, piena di profumi tipici della macchia mediterranea.
Attraversiamo le città di Taourirt, Guercif, Taza, arrivando alla nostra meta ancora con il sole alto all'orizzonte
Ci troviamo un buon Hotel con un ottimo ristorante annesso.
Fes è una località altamente turistica dove si riversa il turismo di massa super organizzato e dove i locali per sbarcare il lunario assillano il turista offrendo loro il miglior tour turistico per la visita della città vecchia.
Così anche noi veniamo assaltati da ragazzi in motorino che ci seguono cercando di darci una mano per visitare la città in meglio.
Cediamo ad un bravo ragazzo di circa 25 anni e dopo varie trattative per la ricompensa, ci accordiamo, con la pretesa di trovarci un posto sicuro dove posteggiare la nostra moto.

Fes è la capitale della cultura marocchina lo simboleggia la sua imponente moschea “Karaouiyin” questa ospita una delle più antiche università del mondo.
Le porte d'ingresso sono uno spettacolo architettonico, diverse moschee meritano una visita particolare, poi c'è il palazzo reale dalle porte dorate, le mura che la circondano, i vari souk con i suoi profumi inebrianti da farti girare la testa e il famoso quartiere dei Tintori.
Questo merita una visita a sé, ci si deve armare di sana pazienza e non disgustarsi dall'odore nauseabondo che le pozze dei tintori emanano, è uno spettacolo di colori.
Ci perdiamo nelle strette  stradine della medina dove ci sono molte botteghe artigianali, veniamo travolti dal vociare di venditori, dagli asini che trasportano masserizie e dai  profumi intensi delle spezie
Tornati in Hotel, stanchi ma soddisfatti ci meritiamo una sana cena con il piatto nazionale il “Tajine” cucinato in una strana pentola di terracotta con dentro della carne di montone del pollame, insieme a delle verdure e spezie.
Ottimo, sarà il piatto, insieme al cuscus, quello che ci accompagnerà per tutta la permanenza in questa terra .

Ci spostiamo per altra tappa con direzione Sefrou, Boulemane, zaida ed arrivo a Midelt appena in tempo a cercarci un albergo dove pernottare altre due notti. 
La mattina presto ci prepariamo per una escursione sui monti dell'alto Atlante.
Partiamo con la moto bella scarica e liberi di muoverci per una sterrata ad anello di circa 250 chilometri che ci porterà fino ai laghi di Isli e Tislit (la leggenda narra che si sono formati dalle lacrime di due fidanzati provenienti da due famiglie contrastanti tra di loro, così non potendo coronare il loro sogno d'amore, salirono fino a Imilchil dove si abbandonarono in un pianto disperato fino a morire e che da questo fiume di lacrime si formarono i laghi)
A parte la leggenda, tutto l'insieme con  il panorama che si gode, i villaggi che si attraversano e la stessa pista sterrata, sono di una incomparabile bellezza.

Mia moglie in certi momenti mi fa notare il peso gravoso che la moto è noi, stiamo affrontando, alle volte la sterrata diventa di difficile passaggio ma la nostra cavalletta si muove bene, d'altronde questo è il terreno per cui è stata creata.
Riscendiamo proseguendo per la pista lungo il corso del fiume a tratti in secca,
attraversando vari villaggi di pastori e canyon  si arriva sulla statale asfaltata, dove prendiamo la direzione  per Midelt.
Arriviamo con il buio, non ci siamo resi conto della distanza perdendo molto tempo ad ammirare  ed immortalare i paesaggi che ci apparivano davanti, scattando molte foto ricordo.
La sera a tavola conversando con alcuni locali, questi ci consigliano di fare un giro percorrendo la famosa  “route touristique des cedres”naturalmente accettiamo il consiglio per la mattina dopo.
Il percorso che stiamo attraversando è fantastico, sembra di essere in un luogo conosciuto delle nostre prealpi, rigoglioso e verdeggiante con alberi di alto fusto.
Siamo stati perfino fortunati a incontrare diverse scimmie “bertucce bianche”che popolano questi luoghi.
Attraversiamo la città di Ifrane, cittadina cosparsa di casette alpine e ville spettacolari  (si dice che l'alta borghesia marocchina qui abbiano tutti la seconda casa)
I tetti rossi e spioventi delle case, lasciano presagire che l’inverno sia abbastanza rigido da queste parti.
Abbarbicati sui comignoli delle case, ci sono decine e decine di nidi di cicogne.
Bellissima la cittadina berbera di Azrou circondata da fitti boschi.

Si lascia Midelt per un'altra tappa con destinazione, la città imperiale di “Marrakech”
Arriviamo alla nostra meta un po tardi, fatichiamo un po a trovare alloggio, ma chi l'ha dura la vince.
Siamo costretti, vista la situazione a prendere camera in uno di quegli alberghi per turisti organizzati, completa di piscina, sauna, e personale a nostro servizio, il suo nome è“hotel Atlas”da quattro stelle, manco fossimo non so chi, però ci stupiamo quando spuntiamo un prezzo sbalorditivo, totale per tre giorni colazione a buffet compresa 105 000 lire italiane.
Direi che per quello che offre è un ottimo prezzo cosi ci accampiamo come dei nababbi.

La città di Marrakech è la quarta città imperiale del Marocco, racchiusa dalle sue possenti mura di color rossiccio, la Medina si presenta agli occhi del turista come una
delle città più vivaci e folcloristiche dell'intero paese, appena entrati ci si trova subito immersi nell’Oriente africano, fatto di odori, colori e suoni.

Quello che più incanta è passeggiare nella famosa piazza di Djemaa el Fna.
Ci si ritrova in un mondo fatto di saltimbanchi, artigiani, giocolieri, venditori d'acqua, dentisti da strada, incantatori di serpenti e gente che ti vogliono vendere di tutto portandoti quasi alla disperazione, (tanto sono assillanti) l'unico rifugio sono dei locali adiacenti alla piazza da dove dai loro terrazzi puoi tranquillamente immortalare
l'intera baraonda.
Comunque è una esperienza da non perdere, come da non perdere è fare visita alla fabbrica dei profumi ed essenze medicinali, il minareto della Koutoubia o moschea dei libra, la moschea di Ben Youssef, il Palais de la Bahia e tanto altro che non ricordo.
La mattina dopo tappa a margherita, nei dintorni, attraversando villaggi caratteristici attorniati da colline di terra rossa e dai colori più strani.
Attraverso questi paesaggi arriviamo ad Asni dove deviamo per proseguire attraverso una panoramica strada fino alla stazione sciistica, sull'Atlas.
Siamo a circa 2300 metri circondati da alte montagne il cui picco più alto è il monte Toubkal di 4.165m.

Lasciamo Marrakech di buon mattino, si riprende la moto direzione Ait Ourir, Tisseldei  ed arrivare al passo di Tizi n'Tichka a 2200 metri.
Lo spettacolo che si gode da quest'altezza è veramente appagante e molto suggestivo.
La strada, serpeggiando tra gole e strapiombi arriva sulla deviazione per la visita della cittadina di Ait Ben Haddou, spettacolare villaggio dove hanno girato i migliori colossi  cinematografici.
La vicina città di Quarzazate è paragonata alla cinecittà romana in formato marocchina.
Attraversiamo spettacolari Ksar, i famosi castelli di terra rossa marocchini attorniati da oasi di montagna. La nostra meta è la cittadina di El Kelaa M'Gouna, famosissima per le essenze di rose esportati in tutto il mondo.
In questa simpatica cittadina ci troviamo un ottimo hotel, dove sosteremo due notti con l'obbiettivo di fare il periplo delle due valli più famose il “Il Todra ed il Dades”.

Oggi sarà una giornata lunga, ci siamo alzati di buon ora e dopo una colazione abbondante, alle 7 eravamo già in sella con la moto scarica di tutto, solo la borsa con ricambi e attrezzi (non si sa mai).
Arriviamo al bivio con la cittadina di Boulmane Dades, da qui si imbocca la sterrata che si incunea tra le gole con pareti a pico a formare un canyon di bellezza incredibile.
La strada sale sulla parete scoscesa con tornanti sempre più ravvicinati, la visione diventa sempre più spettacolare, il fiume visto dall'alto sembra un serpente che si muove lentamente, il verde intenso della vegetazione, che cresce lungo il fiume, contrasta con il colore ocra delle rocce.
Rocce che assumono forme di diverso disegno e colore dando al paesaggio una spettacolare visione lunare.

Arrivati al colle dove ci sono diverse deviazioni, per un attimo mi trovo smarrito, aspetto un momento e come sempre dal nulla sbucano dei bambini e dei pastori, ne approfitto per chiedere la direzione per le gole del Todra.
Imboccata la direzione, la sterrata corre dentro il fiume in secca e sui costoni dello stesso, tutto intorno è un deserto di montagna arido con colori forti, rocce arenarie a strati erosi dal vento.

Dopo svariati chilometri di ottima sterrata con alcuni piccoli guadi, ci ritroviamo al punto di discesa verso le gole del Todra.
Spettacolo della natura, si passa dalla zona desertica alla più rigogliosa vegetazione, con alte palme, giardini coltivati, frutteti ed appezzamenti di erbe medicinali per animali.
Tutto questo cresce  lungo la striscia del corso d'acqua dell'omonimo fiume; “è proprio vero dove c'è acqua c'è vita”.
Arriviamo in albergo veramente soddisfatti da una giornata intensa e divertente sia sull'aspetto paesaggistico che sulla guida in moto.

Oggi seguiremo la valle del Draa verso sud ovest per arrivare nella cittadina di Zagora, “la porta del deserto”
La strada segue il percorso del fiume costellato da una oasi infinita di palmeti carichi di datteri, giardini e coltivazioni rigogliosi.
Lungo il percorso si incontrano diverse kasbahs costruiti a mo di castelli in terra rossa
ci soffermiamo spesso per fotografare queste meraviglie.

Zagora è una cittadina di frontiera e di commercio con popoli del deserto,
per capire meglio c'è un grande cartello che annuncia “ 52 giorni a Timbuktu”
naturalmente si riferisce alla traversata coi cammelli che facevano spola per il trasporto del sale.
Visitiamo un po tutta la zona desertica fino ad arrivare alle dune di Mhamid,
spettacolo unico, con le dune di sabbia altissime e colori che al tramonto si accendono di rosso.
Questo è il posto più caldo di tutto il Marocco, si arriva fino a 45°, in quel dato momento stavamo a oltre i 40°gradi, ne soffriamo un po, tanto da fermarci sotto dei fitti palmeti per rinfrescarci e riprenderci dal calore opprimente.

Ripartiamo molto presto per una lunga tappa, il percorso non è dei migliori perché tra strade sterrate, piste e asfalto ci sono circa 300 chilometri prima di arrivare nell'oasi di Erfoud.
Subito dopo la città di Zagora si imbocca una sterrata con direzione Oumjrane.
Il percorso è alquanto impegnativo sia per le strade poco battute che per le indicazioni quasi inesistenti, ci si ferma quasi sempre per chiedere informazioni ai locali che si dimostrano gentili è capaci, lungo il percorso incontriamo villaggi berberi dove si assapora la vera Africa, tutto è genuino ed antico non sembriamo di essere negli anni in cui viviamo ma nel passato.
Alla fine tutto sommato il percorso è stato bello è meno difficile del previsto, arriviamo a Erfoud dal lato moderno della città, dove in quell'anno nascevano molti alberghi per il turismo di massa.
Troviamo facilmente un Hotel (vista la vasta celta) con piscina e comodità varie, (dopo tutto c'è l'ho meritiamo).

La sera ai bordi della piscina sorseggiando una bibita facciamo conoscenza con altri motociclisti Italiani.
Questi sono abbordati come dei veri dakariani forniti di GPS (strumento a me, allora  sconosciuto) e carte vettoriali della zona, discutevano la destinazione della grande duna “Merzouga” mi affianco facendo un accenno di saluto per una piccola conversazione  ma, mi rispondono con una certa freddezza, capisco subito che per loro una coppia italiana con una semplice Yamaha xt 600 non può far parte della cerchia con moto Bmw Gs super accessoriate e tecnologicamente avanzate.

Saluto anche io con freddezza, allontanandomi,
Subito dopo ttacco bottone con uno dei camerieri, chiacchierando del più e del meno faccio alcune domande di come raggiungere la grande duna, questo gentilmente mi spiega precisamente con un disegno su un pezzo di carta trovato sul tavolo, l'imbocco della pista, una volta presa la direzione, bastava poi seguire i pali della luce per arrivare a destinazione.
La mattina quando i dakariani facevano ancora colazione e trafficavano con le coordinate satellitare io e mia moglie ingroppa alla nostra moto imboccavamo il punto esatto della pista e come ci aveva rassicurato il mio amico cameriere, seguiamo  i pali della luce e così con nostra soddisfazione personale arriviamo a destinazione.

Arrivati sul posto ci sediamo nell'unico gabbiotto ristoro con frigo bar, dove abbiamo sorseggiato un ottimo Tè alla menta prima di risalire a piedi nudi la grande duna di sabbia dal colore rosso ocra .
Ritornando al ristoro dove abbiamo lasciato la nostra moto, ritroviamo i nostri dakariani intendi a guardarsi le moto e raccontarsi di come siano andati forti.

Ritornati in albergo ci godiamo un sano riposo in piscina rilassandoci con alcune  bibite fresche e una fetta di uno squisito dolce locale.
Si riprende la via del ritorno fermandoci nella piscina di acqua sorgiva di Madkhal
Meski vicino ad Er Rachidia, non ci soffermiamo troppo per la massa di gente che è riversa ai bordi della stessa.
La strada che stiamo percorrendo è famosa come la strada del legionario con il suo
tunnel di “Foum Zabel” scavato tra il 1927/28 con la sola forza delle braccia, adoperando esclusivamente picconi, pale e piede di porco, fu un impresa ardua, alla fine ne venne fuori una galleria lunga 60 metri e larga 3, a fianco si erige un monumento dedicato a quei legionari con nome e cognome.

Dopo una tappa per sosta notturna arriviamo al porto di Melilla per lasciare con rammarico questo paese che in 18 giorni di permanenza abbiamo girato e visto cose al di fuori del nostro mondo quotidiano, il Marocco è un grande paese con un grande popolo, fiero, umile, fraterno, disponibile ed allegro.

Sbarcati ad Almeria e ripresa la nostra cara moto, risaliamo la stretta gola che dal porto ci porta sull'autopista.
Da qua in poi sono tre giorni di lungo trasferimento per arrivare a casa.

Siamo arrivati stanchi e soddisfatti da un viaggio che ci ha segnato nel profondo
per la visione spettacolare dei posti e della popolazione.
Il contachilometri segnava 8200 km. dalla nostra partenza, la moto si è comportata egregiamente, senza mai accusare niente di particolare, ho rimboccato solo circa 650 grammi di olio motore e pulito il filtro due volte.
Onore alla Yamaha XT600. e onore a mia moglie che come sempre si adatta all'impossibile.

Filippo Razza


 

 

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